Lucilla Giagnoni incanta con la potenza della parola

Donne

Racconti di piccole donne scritti da grandi donne

di e con Lucilla Giagnoni


In tempi di strapotere delle immagini e di over dose da effetti speciali, proporre un “one-woman show”, un teatro tutto di parola, poteva essere un azzardo, o peggio, un atto di presunzione di Lucilla Giagnoni.
L’argomento di per sé accattivante: “Donne” e ancor più il sottotitolo,” Storie di piccole donne raccontate da grandi donne,” suggeriva un ventaglio di possibilità e confesso che ero molto incuriosita dal taglio che l’attrice e autrice dello spettacolo avrebbe dato a questo tema, certamente non d’avanguardia.

Tre, numero cabalistico

Sola, al centro della scena, Lucilla Giagnoni in questo spettacolo offre letture tratte da opere di tre autrici del Sud America: già il numero è perfetto e la provenienza esotica stuzzicante.

Apre il recital un brano da “Donne dagli occhi grandi”, di Angeles Mastretta con le sue dolenti parole che fanno vibrare fin nel profondo, ma che richiederebbero, quasi esigono, una lettura silenziosa e dolente anch’essa, invece la magia della voce di Lucilla Giagnoni riveste di fascino il testo della scrittrice messicana e, dimenticandosi e facendoci dimenticare il semplice leggio, lo sfondo neutro sciabolato dai riflettori colorati, la scarna essenzialità di una scena spoglia, ci trasporta negli oscuri meandri di un dramma, in cui i sussurri, le grida di una madre al capezzale della figlia neonata diventano il racconto della saga famigliare e costruiscono una indissolubile catena di mani femminili, quelle delle sue antenate, che cercano di strappare la piccola alle altre ombre, quelle della morte.

Storie d’amore e di magia

In altri racconti di Isabel Allende e Clarice Lispector, Lucilla Giagnoni presta il multiforme organo della sua voce per dire l’indicibile, per evocare una sorta di stregoneria delle parole, metafora onirica del potere della mente sul corpo e tocca di volta in volta tutte le sfumature del sentimento, alternando il registro ironico con quello patetico, il romantico e il surreale…con la voce che è unico strumento duttile, versatile e efficacissimo dell’unica protagonista. Prendono vita davanti agli occhi di un pubblico magato le eroine di favole remote e di cronache terribili: la piccola Azucena sepolta dal fango, la Messicana dal corpo maestoso di galeone, la Bambina con il suo afasico Capitano, in un sapiente contrappunto di profondità e leggerezza.  Un sottile filo narrativo unisce queste storie d’amore e di tragedia, dal tono sempre contenuto, quasi discorsivo, in contrasto con la ricchezza delle immagini, l’esuberanza degli scenari e la stravaganza delle passioni.

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Un pensiero triste che si balla

Il commento musicale punteggia e sottolinea i momenti topici dell’esibizione: avvolge l’attrice e il pubblico in una morbida e pulsante onda di tanghi e di milonghe, musiche evocative della malinconica atmosfera degli angiporti ombrosi, dei paesaggi assolati del sud del mondo, dell’oscurità delle notti tropicali con i loro colori e odori… un mondo remoto e pur vivissimo, resuscitato con voce di carne, con parole sognanti, perdute nell’evocazione della lettura.
Spettacolo per pochi, si obietterà, che forse non incontra il gusto di una platea più vasta… mi permetto di dissentire: l’affabulazione e il racconto, da sempre, sono stati alla base delle riunioni intorno al camino o ai tempi della nonna addirittura nelle stalle, quando le serate non si cristallizzavano davanti ad un programma televisivo, se poi è un’interprete di razza, come la Giagnoni, a immergerci in questa densa trama di emozioni, non esiste spettatore che possa restare deluso.

Attraverso il racconto, nelle figure tratteggiate di queste donne, nei loro destini misteriosi, nelle loro vicende sospese fra dramma e commedia si ricrea l’immagine di un mondo che forse è scomparso anche laggiù, ma l’evocazione è stata così palpabile che, per un attimo, avrei giurato di veder volteggiare in controluce dietro le spalle dell’attrice una coppia avvinta in un tango appassionato.
Potenza della parola.

Milena Nasi Benetti

Recensione relativa allo spettacolo del 6 giugno 2017 a  Lavena Ponte Tresa, Estival Pion, Terra e Laghi 2017

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