Di nevrosi e “Balene Blu” (anche a scuola) | Microbreviario di resistenza all’orrido

Permettetemi ancora di scomodare un poco i vostri pensieri, con la cronaca spicciola. Devo partire stavolta da una notizia decisamente spiacevole.

Tuttavia, fedele alla missione di NoCrimeOnlyArt, vorrei dimostrarvi come sia possibile attivare piccole efficaci strategie di resistenza al brutto e alla moda della tragedia-spettacolo, anche fra i banchi di scuola.

Partirò dal caso “Blue Whale”, ma non ne parlerò adesso. Così come ho scelto di non parlarne ai miei alunni della classe prima del ciclo di secondaria inferiore, benché loro stessi a gran voce e in massa chiedessero di discuterne in classe.

Ho detto loro che non avrei parlato della cronaca in oggetto e non avrei trattato in modo diretto la questione. Non per sottrarmi alla loro sete di rassicurazioni e informazioni, ma esattamente per non assecondare il gioco di una morbosa curiosità instillata a arte per profitto.

Ho detto loro che la cronaca e il giornalismo sfruttano proprio il doloroso eccezionale per alimentare la paura e un brutto conformismo fatto di reprimende nevrotiche e allarmismi infondati sulle calamità del momento, un clima di informazione che fa mercato del dolore e trasforma la devianza eccezionale in un panorama di allarmante, allucinata, presunta normalità. Una cronaca che vive da decenni, da ben prima che loro nascessero, di tormentoni violenti, presto dimenticati e sostituiti da nuovi spauracchi; una stampa e delle campagne di (dis)informazione che si alimentano sempre di diversi sensazionalismi o allarmi, i cui esiti catastrofici puntualmente non si realizzano e che, se eventualmente presentano strascichi nefasti, devono tali sopravvivenze lugubri a nulla di diverso dalla sparuta emulazione dovuta al troppo parlarne, causata dalla stessa spettacolarizzazione di tragedie complesse da conoscersi, ancor prima che spiegare. Brevi eccezionalità trasformate in finte “calamità sociali”. Tutto per vendere più copie domani, e dopo domani. Per il futuro si vedrà. Via col prossimo mostro, come si fa con gli effetti speciali di troppi film, per salvare una narrazione che non c’è, una sostanza che latita. Per vendere una copia in più del brutto spettacolo.

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Ho spiegato ai miei alunni, che sì, esistono adolescenti che si tolgono la vita, ma per cause complesse, profonde, e difficili da individuare e da trattare come meriterebbero. Ho spiegato ai miei alunni, usando le fonti della ricerca scientifica e sociologica, ancorché risalenti al 2005 [1] ma anche con uno studio recente valido per gli USA [2], che la prima causa di morte degli adolescenti fra i 15 e i 19 anni su scala mondiale deriva da malattie, stili di vita o condotte patologiche di varia natura – dai tumori alle dipendenze – col 41,1%; seguono gli incidenti stradali (17,4%), altri incidenti (12,8%); il suicidio si colloca prima delle aggressioni violente (5,3%) col suo 8,2% di incidenza mondiale. E in questo 8,2% stanno tutte le cause possibili, escluse le dipendenze e le malattie mentali, spaziando dalle condizioni familiari e ambientali intollerabili, al lutto per le persone care, a situazioni specifiche. Negli USA ugualmente la prima causa di morte per gli adolescenti sono gli incidenti involontari (48%) – col 73% di questo 48% sempre dovuto agli incidenti stradali – seguiti dalle aggressioni violente (13%) con il suicidio all’11%. «Figuratevi – ho detto ai miei alunni – quanto pesa nella realtà un “gioco” imbecille diffuso via web.».

Ho spiegato ai miei alunni che il caso, o i casi, assurdi, eccessivi e irrazionali esistono, ma restano casi limitatissimi del tutto scollegati da una dinamica dei fatti meritevole di attenzione e intervento. Un caso particolarmente scellerato non fa la realtà autentica, ne è parte, certo, ma non la determina come crediamo, o come vogliono farci credere.

Ho spiegato ai miei alunni che tutte le morti contano, e che dobbiamo trattare ogni tragedia con uguale sollecitudine, quanto a prevenirla, ma che è ugualmente una menzogna criminale e un pessimo disservizio alla pubblica verità presentare fenomeni assolutamente marginali e straordinari come allarmi di prim’ordine. Ho suggerito ai miei allievi di chiedersi perché nessuno – sui giornali o altrove – attiva campagne contro la motorizzazione di massa, prima causa di morte fra i giovani, contro un pianeta fatto di strade e autostrade, contro città e periferie in cui si deve marciare con l’auto per carenza di servizi pubblici. Contro un’economia che chiede alle persone di cambiare automobile ogni dieci anni. O di predere il lavoro ogni tre. O chiedersi perché nessuno nei media insorga con tanta foga contro condizioni quotidiane ambientali patogene, stili di vita consueti e malsani, contro la povertà ordinaria e contro le semplici e banali situazioni di reale e diffuso disagio sociale e umano, affettivo e comportamentale. Ciò che uccide in stragrande misura, e i numeri lo dimostrano, è un sistema economico e sociale modellato sul profitto, sulla produzione di massa e sul consumo dissennato di risorse, accompagnato da una metodica indifferenza ai bisogni degli strati più giovani e più poveri della popolazione. Se dedicassimo un decimo dell’impegno con cui ci attiviamo nevroticamente per le immaginarie “cacce alle streghe” – dalle presunte mode dei sassi dal cavalcavia, ai videogiochi violenti, a ogni allarme su cui la stampa ciarla sul nulla… – a risolvere questi veri e pressanti problemi, vivremmo in un mondo migliore. E decisamente diverso da questo.

Per questo le poesie di oggi parlano di ciò che è invisibile. Dell’isteria che nasce da una paura telecomandata per interesse.

La mia speranza e la mia “buona notizia” è che resistere è possibile, e che esistono strategie per sottrarsi all’ipnosi mediatica tornando alla ragione dei fatti. Tornando ai numeri, all’informazione meditata e consapevole. Attivare questi meccanismi di autodifesa razionale è doveroso anche e soprattutto a scuola. Quando si tratta di parlarne con i più piccoli e vulnerabili di noi. Per questo penso ne valga la pena parlarne su NoCrimeOnlyArt. Occorre battersi per la bellezza, non contro i fantasmi.

Due poesie, una del maestro T. S. Eliot, l’altra di Parsavagely Kompenere, da “Hello Poetry.com”

Altro che mitologiche e funeste “balene blu”.


Parsavagely Kompenere Mar 2015

Invisibility

Look right through me,
See right through,
Every lie,
That left my lips,
Strip off,
Every mask that hid my face,
Ignore,
How I want you to see me,
And see what’s left:
My invisible soul,
My invisible thoughts,
My invisible personality,
My invisible words,
My invisible love,
Everything about me worth seeing,
Cannot be seen.

But maybe,
Maybe it doesn’t need to be.

Invisibilità

Guardami attraverso,
Guarda attraverso,
Tutte le bugie,
Che hanno lasciato le mie labbra,
Strappa via
Ogni maschera che mi celava il volto,
Ignora
Come Io voglio che tu mi veda,
E guarda quel che resta:
La mia anima invisibile,
I miei pensieri invisibili,
La mia personalità invisibile,
Le mie parole invisibili,
Il mio invisibile amore,
Tutto ciò che di me sia degno a vedersi,
Non si può vedere.

Ma forse,
Forse ciò non deve essere.


Hysteria Related Poem Content Details
BY T. S. ELIOT
As she laughed I was aware of becoming involved in her laughter and being part of it, until her teeth were only accidental stars with a talent for squad-drill. I was drawn in by short gasps, inhaled at each momentary recovery, lost finally in the dark caverns of her throat, bruised by the ripple of unseen muscles. An elderly waiter with trembling hands was hurriedly spreading a pink and white checked cloth over the rusty green iron table, saying: “If the lady and gentleman wish to take their tea in the garden, if the lady and gentleman wish to take their tea in the garden …” I decided that if the shaking of her breasts could be stopped, some of the fragments of the afternoon might be collected, and I concentrated my attention with careful subtlety to this end.

Appena rise, mi resi conto di essere coinvolto nella risata, di esserne parte, fin quando i suoi denti non furono che stelle accidentali con un talento per muoversi in falange. Fui tirato dentro a brevi rantoli, inalato a ogni momentaneo recupero, perso infine nelle buie caverne della sua gola, escoriato dalle contrazioni dei muscoli invisibili. Un cameriere anziano con le mani tremanti si è affrettato a stendere una tovaglia a scacchi bianchi e rosa sul tavolo ossidato verdeferro, dicendo: «Se il Signore e la Signora desiderano prendere il té in giardino, se il Signore e la Signora desiderano prendere il té in giardino…» Decisi che se si fosse potuto fermare lo scuotimento dei suoi seni, si sarebbero potuti raccogliere alcuni dei frammenti del pomeriggio, e con prudente sotttigliezza concentrai la mia attenzione a questo fine.

[Traduzioni delle poesie dall’inglese, Furio Detti.]

Note

[1] https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC1414751/

[2] http://www.jhsph.edu/research/centers-and-institutes/center-for-adolescent-health/_images/_pre-redesign/az/US%20Fact%20Sheet_FINAL.pdf

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