C.V.D. Camera con vista

La tradizione di ritrarre paesaggi, della pittura prima e della fotografia poi, è in perenne bilico fra il ‘pittoresco’ e la rappresentazione realistica, ‘prospettica’, tanto più apprezzata quanto più oggettiva e precisa.

Le nuove tecnologie in alta e altissima definizione e le applicazioni alla camera digitale di inquadratura panoramica rendono possibili realizzazioni che avrebbero ampliato ancor più la fortuna (e la fama) di pittori come Guardi o Canaletto, il massimo quando si parla di vedutismo.

Entrambi questi autori possono, in un certo senso, passare anche per fotografi ante litteram, poiché le loro opere sono, oltre che di una maestria di tecnica pittorica inarrivabile, anche il frutto dell’uso della camera ottica, l’antenata della macchina fotografica a riflessione, con la quale supportavano la visione prospettica allargata che costituisce molto del fascino leggermente straniante dei loro quadri.60aa7de73aa361b2a4d1ab9074643d4a


Il vedutismo: andar per panorami


Per quanto mi riguarda, ciò che apprezzo di più negli scatti moderni che si rifanno a questi grandi del passato è quell’assoluta immobilità, il nitore di ogni dettaglio, la precisa definizione di ogni elemento dell’immagine che guadagna enormemente in particolari condizioni di luce: in quella brillante e fredda del mattino più che nelle morbide penombre di una luce crepuscolare.

In No Crime Only Art abbiamo avuto, tra gli altri, due esempi di ‘vedutismo’ fra le Foto del Giorno; entrambe ritraggono città che da secoli sono diventate un’icona del panorama italiano: Venezia (foto di Andrea Bufalino) e Firenze (foto di Andreas Schmidt). Ambedue suggestive, andate a rivederle sfogliando all’indietro l’album virtuale del sito, ambedue pregevoli nella loro diversità: nello scatto di Venezia apprezziamo soprattutto la qualità pittorica dell’immagine e, che sia voluto o no, il suo rifarsi alla grande pittura veneta: Tiziano, Tintoretto, Giorgione… le stesse sfumature morbide, gli stessi colori e, se potessimo astrarre dai motoscafi galleggianti sul Canale, la stessa corposa aria rinascimentale che si respira nei ‘teleri’ della tradizione.


Veduta a punta secca


Diversissima per risultato è la veduta di Schmidt: nella sua ampia panoramica non vi è nessun effetto pittorico, ma la precisione metallica di un’incisione. Ogni elemento architettonico, ogni cornicione o davanzale degli edifici sul Lungarno, ogni foglia, quasi ogni filo d’erba sulle rive diventano leggibili nell’immagine e tutto concorre a creare un’impressione di ‘fissità’ della ripresa, che ci riporta immediatamente alle lastre incise col bulino, in cui il segno è tanto più magistrale quanto più è nitido. Un’atmosfera sospesa, quasi immobile, con sfumature che digradano dal caldo riverbero di un sole invisibile al diffuso chiarore di una bruma trasparente che esalta la luminosità piuttosto che smorzarla.

La suggestione della fotografia si concretizza in questa innaturale limpidezza, ove non si avverte foschia o smog, che ci permette di leggere il panorama fino al lontano orizzonte in cui ancora distinguiamo i particolari di un filare di cipressi, di un ponte a tre campate, del traliccio metallico di un’impalcatura.

Canaletto, 1697-1768; The Doge's Palace and Riva degli Schiavoni, Venice


Anima doppia


Parafrasando una famosa massima michelangiolesca potremmo dire che l’arte nella fotografia oscilla fra due anime: quella che si ritiene tanto migliore quanto più va verso la pittura e quella che tiene a discostarsene per raggiungere un proprio codice di linguaggio specifico… l’andar per panorami può essere un’entusiasmante palestra sia per l’una che per l’altra: tanto più affascinante quanto più potremo comprendere quale delle due anime ci stia parlando mentre inquadriamo l’orizzonte.

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