I Picari della Galassia

di Linda Lercari


!Attenzione contiene spoiler!


Già in programmazione dal 25 Aprile temevo di perdere la visione de I guardiani della Galassia Vol.2. Purtroppo vari impegni mi hanno tenuta lontana dal cinema e solo ieri, col cuore gonfio di aspettativa, sono riuscita ad accomodarmi in poltrona.

Non sono stata delusa, da sempre amante della fantascienza mi sono goduta un film che, inutile pensare il contrario, è bello soprattutto se visto sul grande schermo dove gli effetti speciali danno il meglio e colori e suoni avvolgono completamente lo spettatore.

719b03ba6726c5d575747b6d3d161119Tratto dall’idea originale di Arnold Drake e Gene Colan che crearono le prime storie nel 1969 questa pellicola, la quindicesima di casa Marvel, racconta la storia di un gruppo di eroi difensori dello spazio. Un gruppo assortito di personaggi che tutto sono tranne che i classici esempi di paladini senza macchia e senza paura.

I tempi di Superman sono lontani e il pubblico più smaliziato si diverte ripescando nel proprio immaginario creature dai poteri sovrumani, ma dai difetti più che mortali. Pensiamo al Pantheon classico dove fra Dioniso, Zeus e ninfe ne succedevano di tutti i colori.
Senza addentrarmi nel Multiverso Marvel che conosco a grandi linee e che penso sia ben difficile da seguire completamente ho visto un film altamente godibile e ben strutturato nonostante qualche pecca e le inevitabili “americanate” d’ordinanza.

Secondo film per la regia di James Gunn che aveva già diretto il primo episodio. Ritroviamo Chris Pratt, Zoe Saldana, Dave Bautista, Michael Rooker e Karen Gillan nei panni di Star-Lord, Gamora, Drax, Yondu e Nebula.

Ecco di nuovo la Milano, la navicella del gruppo dove questi personaggi a metà fra dei mercenari del bene e dei picari senza meta vivono rocambolesche avventure ed è proprio durante una di queste missioni folli, mentre fuggono dai loro stessi committenti inferociti da un furto subito che il protagonista, Star-Lord/Peter Quill viene salvato da colui che non ha mai conosciuto, il tassello mancante che per tutto il primo film è come una presenza misteriosa, mai citata eppur presente: suo padre.

guardiani-della-galassia-vol-2-finite-riprese-confermata-presenza-comic-con-v2-264600-1280x720“Luke, io sono tuo padre” mi verrebbe da sussurrare, perché questa figura tipica, questo Complesso di Edipo ricorrente che si utilizza da centinaia di anni per creare conflitti e rendere le storie affascinanti ancora una volta fa centro. In Guardiani della Galassia vediamo un Kurt Russell invecchiato, ma ancora in forma recitare nel ruolo di Ego – e il nome dice tutto – un pianeta vivente che ha passato gli ultimi milioni di anni cercando di espandersi viaggiando fra le stelle e generando un numero imprecisato di figli fra cui Star-Lord.

Fra illusioni e disillusioni, combattimenti e colpi di scena più o meno prevedibili il film scorre senza intoppi. La fan da padrone musiche dei miei anni, Peter Quill viene rapito dal pianeta Terra negli anni ’80 e continue citazioni a telefilm che hanno segnato una generazione. I più giovani guarderanno a queste scene con l’occhio dell’intenditore vintage mentre i miei coetanei sospireranno al ritmo di My Sweet Lord di George Harrison. Tenerezza nel vedere una vecchia cassetta a nastro fatta girare di continuo in uno walk-man.

guardiani-della-galassia-vol-2-al-via-le-riprese-annuncio-cast-e-prima-immagine-ufficiale-2Purtroppo il Villain di questa pellicola non brilla per intelligenza. E’ sufficiente una frase che persino il più sciocco dei cattivi da cartone animato non avrebbe pronunciato – l’ammissione di aver assassinato la donna amata, la madre di Peter – per far capitolare i malvagi progetti.

Una scena in particolare mi è poco piaciuta, l’ho trovata tipica di quella mentalità “american family” che mi chiedo se sia mai realmente esistita: giocare a lanciarsi una palla da baseball fra padre e figlio, nel caso di Peter ed Ego una palla creata dalla loro forza sovrannaturale, ma tanto basta.

Affascinanti nella loro dorata ossessione sono i Sovereign, un popolo che ha fatto della ricerca per la perfezione l’unica ragione possibile di esistere. Splendidi costumi e bravura nel recitare le varie emozioni con pochi gesti proprio come un essere alieno e freddo dovrebbe fare.

I Guardiani non sono gli unici pirati “dal cuore buono” della Galassia. Il film termina con la scoperta che è stata davanti al protagonista per tutta l’adolescenza: il vero padre non è chi ti genera, ma il buon corsaro blu che sacrifica la propria vita, quando nel tempo aveva già sacrificato l’onore, per trarlo in salvo dal pianeta/Ego che esplode. La morale è “chi ti ama non sempre è chi ti ha dato alla luce, ma chi ti ha allevato”.

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Cameo interessante: Silvester Stallone nei panni di un bucaniere stellare dall’alto codice morale.

Ammetto però che il motivo principale per cui sono andata a vedere il film è e rimane Rocket Racoon, il procione geneticamente modificato. Una creatura affascinante e patetica. Un essere consapevole della propria unicità in quanto frutto della perfidia umana – “non ho chiesto io di essere come sono” – che trova nel gruppo di avventurieri quella famiglia che non può avere essendo stato strappato ai suoi simili.

Gli effetti speciali meritano un applauso, persino Kurt Russell viene ringiovanito in computer grafica e ha un aspetto credibile e non “plastificato”.

Molto bravo Sean Gunn, fratello del regista, la cui espressività merita un “bravo” a parte e meritatissimo.

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