Ettore, gatto viareggino

La notizia con cui apro la rubrica, oggi, è che a Viareggio è partito il progetto per ricordare con una statua un gatto. Ettore, questo è il suo nome, avrà un monumento sul molo dei pescatori in Darsena. Ettore era il gatto di tutti i pescatori e ristoratori del porto di questa piccola città toscana: ha vissuto da randagio e raggiunto lungo i canali della darsena la bella età di 18 anni. Forse abbandonato, è finito da cucciolo presso il locale Tito del Molo, come finiscono tutti i gatti in un certo angolo di mondo. La comunità dei viareggini che lavoravano e vivevano in zona si è quindi presa cura di lui collettivamente, regalandogli ritagli di pesce, avanzi e coccole passeggere. Questa volta è andata bene, senza dolore, paura o una fine prematura e Ettore ha accompagnato le giornate dei suoi concittadini come solo può e sa fare un felino (anche i gatti abitano a buon diritto le nostre strade…).

L’iniziativa per raccogliere i fondi e realizzare il monumento, in ottone con una targa, è partita da Paola Serni e ha avuto il benestare del Comune. In link ulteriori informazioni per chi volesse contribuire all’opera.

(fonte: www.tgregione.it)

Ci piace quindi accompagnare questa storia con i componimenti di quattro grandi poeti ispirati dai gatti e dalla loro elegante e inestimabile compagnia; due dei quali in testo originale e traduzione.  Dall’Irlanda al Giappone, da Castelvecchio Pascoli alla Cina della Dinastia Song, la poesia rende omaggio alla bellezza felina. Gatti che danzano, gatti liberi, gattini affidati alla pietà dell’uomo, gatti a servizio, e gatti che semplicemente si fanno ammirare, accompagnando la gioia di esistere e amare.

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The Cat and the Moon
di William Butler Yeats (1865-1939)

HE cat went here and there
And the moon spun round like a top,
And the nearest kin of the moon,
The creeping cat, looked up.
Black Minnaloushe stared at the moon,
For, wander and wail as he would,
The pure cold light in the sky
Troubled his animal blood.
Minnaloushe runs in the grass
Lifting his delicate feet.
Do you dance, Minnaloushe, do you dance?
When two close kindred meet,
What better than call a dance?
Maybe the moon may learn,
Tired of that courtly fashion,
A new dance turn.
Minnaloushe creeps through the grass
From moonlit place to place,
The sacred moon overhead
Has taken a new phase.
Does Minnaloushe know that his pupils
Will pass from change to change,
And that from round to crescent,
From crescent to round they range?
Minnaloushe creeps through the grass
Alone, important and wise,
And lifts to the changing moon
His changing eyes.

Il Gatto e la Luna
(traduzione di Furio Detti)

Egli andava di qua e di là
E la luna, come trottola, girava
E il consanguineo più prossimo alla luna,
Il gatto strisciante, guardò in su,
Poiché, per quanto potesse gemere e vagare,
La pura, fredda, luce in cielo
Ne turbava il sangue animale.
Minnaloushe corre nell’erba
sollevando le zampe delicate.
Danzi, Minnaloushe, danzi?
Quando si incontrano due anime affini,
Cosa c’è di meglio che mettersi a ballare?
Forse la luna potrebbe imparare,
Stanca di questi modi forbiti,
Un passo nuovo di danza.
Minnaloushe striscia nell’erba
Da un punto acceso dalla luna all’altro,
La sacra luna sul suo capo
È entrata in una nuova fase.
Sa Minnaloushe che le sue pupille
Passeranno di mutamento in mutamento
E che da piene a falci,
Da falci a piene vanno?
Minnaloushe striscia nell’erba,
Solo, importante e saggio,
E leva alla luna mutevole
I suoi occhi mutevoli.

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Haiku
di Issa Kobayashi (1763-1827)

Nete okite
o-akubi shite
neko no koi.

Si sveglia
e sbadiglia il gatto;
dopo, l’amore.

Sacrificio rituale per il Gatto che atterriva i topi
di Mei Yao Ch’en
(1002-1060)
Quando io possedevo il mio gatto, Cinque Bianco,
I topi non assalivano i miei libri.
Questa mattina Cinque Bianco è morto,
Gli offro riso e pesce.
Ti vedo a metà del fiume,
E canto per te: non ti dimenticherò.
Quando avevi fra i denti un ratto
Lo portavi, urlante, in giro per il cortile.
Volevi che si spaventassero tutti i topi,
In modo che la mia baracca fosse linda.
Da quando abbiam preso quartiere su una barca
E sulla barca condiviso una stanza,
Per quanto sia secco e scarso il riso,
Mangio senza temere furti o noie,
Grazie al tuo duro lavoro,
Più duro di quello dei maiali o polli.
La gente si vanta dei destrieri,
dicendo “Niente è come un buon cavallo o un mulo.”
Mi basta – non voglio discutere con loro sul migliore animale –
Solo piangerti un poco.

La Gatta
di Giovanni Pascoli (1855-1912)
Era una gatta, assai trita, e non era
d’alcuno, e, vecchia, aveva un suo gattino.
Ora, una notte, (su per il camino
s’ingolfava e rombava la bufera)

trassemi all’uscio il suon d’una preghiera,
e lei vidi e il suo figlio a lei vicino.
Mi spinse ella, in un dolce atto, il meschino
tra’ piedi; e sparve nella notte nera.

Che notte nera, piena di dolore!
Pianti e singulti e risa pazze e tetri
urli portava dai deserti il vento.

E la pioggia cadea, vasto fragore,
sferzando i muri e scoppiettando ai vetri.
Facea le fusa il piccolo, contento.

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