La mia nausea è un privilegio

Abbiamo il sacrosanto dovere di esercitare il nostro senso critico. Abbiamo il sacrosanto dovere di discernere la bellezza oggettiva e la bruttezza oggettiva.

Parlo di arte, parlo di letteratura, poesia e prosa.

Abbiamo il dovere di deflagrare le basi di una società perniciosa nella quale tutti siamo artisti, poeti, scrittori solo perchè si è pubblicato un libro.

Poichè nel mare della mediocrità si coltiva il cattivo seme della compiacenza. Non parlo da scrittore ma da lettore. In ambienti asfittici e rarefatti capita tra autori che ci si faccia fintissime congratulazioni, lodi e apprezzamenti da prosopopea. E questo accade perchè nel mare della mediocrità tutti hanno paura di avere il dito puntato sentendosi dare del pennivendolo. E così si innesca una macchina senza fine che, se vista da fuori, pare un ornitorinco che annaspa in una tinozza di coca cola.

Abbiamo il sacrosanto dovere di cercare il Bello, il Bene e lasciarsi amare dall’arte vera, pura, indiscutibile.

Il resto è un orgia di cicisbei che gioca a fare “quelli bravi”. Ma se li guardi bene bene sembrano quei bamboccetti che giocano a prendere il te nel salotto indossando gli abiti dei genitori. Che non calzano mai a pennello. E fanno ridere. O piangere.
La mia nausea è un privilegio.

Marco Strano

2 pensieri riguardo “La mia nausea è un privilegio

  • 22 aprile 2017 in 2:46 am
    Permalink

    O una maledizione, a seconda dei punti di vista. Perché è duro vivere in un mondo dove ogni commento che non sia laudativo viene vissuto come un crimine di “lesa maestà”. Purtroppo si tende a confondere i piani e i ruoli e anche in altri contesti. Un esempio banale? Quante volte abbiamo sentito la massa celebrare nei social l’attore Robin Williams come se fosse stato lui la testa che ha partorito le parole e le idee dei personaggi che ha magistralmente interpretato. Parlando anche come attore, io proverei un disumano imbarazzo se scoprissi che qualcuno possa credere che le battute che recito siano un mio pensiero (a meno che io non reciti un mio testo e anche lì…) o peggio ancora una parte sostanziale del mio spirito o modo di essere. L’attore è tanto più bravo quantopiù può permettersi di essere qualcuno che non è in realtà. Questo modo di vedere è autenticamente offensivo per un attore. Come autore, invece, altrettanto mi bollirebbe il sangue a sapere che

    Risposta
  • 22 aprile 2017 in 2:51 am
    Permalink

    … che qualcuno possa attribuire la mia sceneggiatura e il mio testo a un attore, pur bravissimo. La massa è profondamente ignorante e anche quando deve celebrare il talento, cade negli errori più marchiani. Si confondono i piani per soddisfare un bisogno di fama e celebrità se non personale, vicario, identificandosi in un artista come un Messia buono per tutte le stagioni; senza l’ombra di un pensiero critico. Non c’è quasi mai una seria attenzione al contesto. Chi sa che il testo del film “Dead Poets Society” (it. L’Attimo Fuggente) è di Tom Schulman? Nessuno, non un cane di quelli che commentano sui social. Una situazione che avvilisce l’arte e ne travia il consumo, a mio parere perlomeno.

    Risposta

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *