Quanto oro per Padre Pio?

Le spoglie di San Pio da Pietrelcina sono ospitate a San Giovanni Rotondo, in provincia di Foggia, in una ricca e sontuosa cripta dorata degna di imperatori e regine del passato. Una maschera minuziosamente modellata dalla ditta londinese Gems Studio, la stessa di Madame Tussaud per intenderci, ricopre il volto del Santo posto in una teca, oggetto del desiderio di fedeli e non che creano lunghe file in attesa di potersi scattare un selfie con Padre Pio. Si perché la foto con il morto fa figo.

Il turista medio entra nella nuova struttura (Chiesa di Padre Pio) progettata da Renzo Piano e interamente pagata dalle donazioni dei pellegrini, come se entrasse in un centro commerciale. Cappellini, braccia e gambe scoperte, panini e cola da trangugiare durante la messa. La chiesa superiore ricorda senza dubbio le strutture de moderni Autogrill che troviamo sulle nostre autostrade, coronata da una serie di lampade stile industriale che rendono assolutamente l’idea del luogo di culto. Quella sensazione di pace, di misticità, di incontro con la fede, dimenticatevela.

Si prosegue il giro turistico nel piano inferiore dove tra scale,stanze e segnaletiche degne dei migliori centri commerciali, si arriva in un lungo corridoio dove il mosaico a foglia oro comincia ad accecarti la vista, non tanto per l’ostinata opulenza della patina dorata, ma per i raffinati disegni raffiguranti scene di vita dei santi. Vogliamo fare i mosaici? OK, abbiamo tra gli esempi migliori in Italia, vedi San Marco, San Apollinare, ecc.. traiamo insegnamento da quelli! Poi però si corre il rischio di essere giudicati “antichi” quindi cancelliamo il passato e continuiamo a creare il nuovo senza la presenza di forti radici, con il risultato di creare il nulla, il brutto e il kitsch. Finalmente arriviamo nella cripta dove è ospitato il corpo del frate cappuccino.

padrepio

Ci accoglie uno spazio completamente rivestito da tessere dorate, in un sbarluccichio di patine e pietre preziose dall’ impronta faraonica. La sensazione è quella di entrare in una sala del tesoro dove anche qui la fede non si respira, se non fosse per i sacerdoti impegnati a svolgere i riti della messa di fronte a una platea di turisti che bivaccano allegramente, come fossero al cinema. Esattamente quello che voleva Padre Pio no? Lo sfarzo e l’ostentazione del potere facevano parte delle sua dottrina vero? Siamo lontani anni luce da quello che può essere definita arte a servizio della fede. Il nostro modesto parere è quello che per realizzare opere di carattere religioso, in primis si debba essere uomini con una forte spiritualità e in secondo luogo artisti, architetti, ecc…

Per concludere la gita turistica, dopo la visita alla salma deturpata di Padre Pio, si viene indirizzati verso un grandioso Souvenir Shop dove è possibile acquistare ogni tipo di articolo marchiato con il volto del Santo. Ma non diciamo che è un attività commerciale dagli introiti a parecchi zeri, probabilmente e lo speriamo col cuore che questi soldi vengano destinati a chi ne ha davvero bisogno (dopo il recente servizio delle Iene, anche questa speranza si è affievolita parecchio).

Per fortuna resiste il Santuario di Santa Maria delle Grazie, che comprende anche l’antica chiesetta edificata nel XVI secolo, dove Padre Pio visse dal 1916 fino alla sua morte. Luogo dove il Santo ha vissuto e accoglieva i pellegrini bisognosi della sua intercessione. Entrando in quel luogo si respira quella spiritualità di cui l’uomo ha bisogno e cerca. Si viene invasi da quella sensazione inspiegabile di tranquillità e improvvisa calma che certi luoghi così spiritualmente alti trasmettono. Non serve l’oro, non servono architetture strabilianti, serve solo la veridicità della spiritualità, che non ha prezzo, non si può comprare e neanche inventare.

2 pensieri riguardo “Quanto oro per Padre Pio?

  • 7 aprile 2017 in 1:50 pm
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    …verità Sacrosanta…
    Sei riuscito a dare voce iin poche parole tutto il DISGUSTO che tanti fedeli vorrebbero urlare al mondo intero per tanto materialismo in bell’esposizione che era tutto l’opposto che il nostro carissimo Padre Pio predicava e soprattutto ci ha insegnato con l’esempio della sua vita UMILE e POVERA….
    BRAVISSIMI e VeRGOGNA per tutti quelli che non stanno facendo la volontà dell’UMILISSIMO SANTO…
    PRETI compresi…

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  • 14 aprile 2017 in 11:51 pm
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    Questo post apre un vaso di Pandora, inoltre ci interroga su svariati argomenti e pone problemi che insistono su ambiti molto differenti fra loro come la devozione, la religiosità, l’architettura e l’urbanistica, la trasmissione culturale. Pertanto è difficile commentare o fornire un riscontro a questa critica che abbia insieme il dono della sintesi e della chiarezza. Però posso provarci. Non me la sento di commentare l’aspetto religioso e devozionale: non sono un credente nel senso comune, né tantomeno cristiano, quindi non ho alcun titolo per commentare seriamente la corrispondenza tra queste realizzazioni materiali e la devozione personale. Però posso – da storico e studioso – avanzare qualche osservazione pertinente sugli aspetti culturali/artistici e architettonici.

    A mio parere il santuario di Padre Pio è brutto non in quanto tale, o in quanto scomponibile e considerabile nelle singole realizzazioni architettoniche o artistiche (anche se alcuni suoi scorci sono effettivamente questionabili per se); è brutto perchè non nasce da un serio e coerente apparato simbolico e stilistico, è brutto perché fuori contesto ambientale, è brutto perché terribilmente scoordinato nelle sue parti. Oscilla tra gigantismo e intimità senza che queste dimensioni siano declinate armonicamente fra i singoli “luoghi” o ambienti/vani; alterna ambizioni smisurate e una mal coordinata propensione all’intimismo. È un progetto senza anima perché non nasce da una visione simbolica coerente – quale quella delle pur grandi cattedrali europee del Gotico o del Rinascimento/Manierismo. San Pietro ad esempio è stata una fabbrica stratificata, a volte un progetto sofferto, con ripensamenti e cambi di rotta non pacifici, ma resta un insieme comunque armonico, perché esisteva un terreno comune di dialogo fra i grandi maestri che presero parte alla Fabbrica (Bramante, Raffaello, Michelangelo, Maderno, Bernini). Erano maestri che parlavano la stessa lingua e avevano il talento di un’umile genialità. Per tacere di Chartres o della Basilica di Assisi. Questi luoghi, pur sempre “di massa” se correlati all’epoca e alle esigenze del tempo, nascevano da una grande biblioteca simbolica e estetica nota ai maestri, che dialogavano sulla base di un linguaggio comune e operavano trasferendo il patrimonio simbolico nella realizzazione architettonica in modo consapevole e soprattutto condiviso, se non coerente al millesimo. Tutto in queste opere: luce, spazio, articolazione degli ambienti, decorazione, dialoga nonostante le inevitabili differenze cronologiche del cantiere e del gusto – perché ogni elemento parla pur sempre una lingua comune. Questi monumenti sapevano assolvere a più funzioni: celebrazione del potere, devozione, espressione estetica e organizzazione urbanistica.

    Il santuario di san Pio da Petrelcina assolve invece pienamente a una sola funzione: in questo senso i difetti – descritti molto bene nel post – ne diventano paradossalmente l’unico pregio: è né più né meno di un colossale autogrill religioso che ha lo scopo di servire un bisogno devozionale di massa, rigidamente compartimentato per flussi, percorso, orario. È un’autostrada della fede, ma non è una chiesa in senso comunitario e urbanistico. Nasce come colossale contenitore/scatola di fedeli e macchina per convogliare offerte. In questo senso è persino perfettamente funzionale. Muovo tale critica pertanto non alle singole realizzazioni (vetrate, apparato musivo, articolazione degli ambienti, decorazione) ma al fatto che – ripeto – si tratta di un progetto disorganico, o peggio ancora, senza anima simbolica, senza un dialogo né col territorio, né con la storia dell’arte, né con la cultura in senso alto. Si tratta di un outlet decorato per masse di credenti. Un progetto commerciale nell’anima e nell’articolazione funzionale che è in questo senso perfettamente chiara, coerente e leggibile nei suoi intenti. Poi, guardando il video, potremmo anche commentare la croce-traliccio, la piccionaia per volatili aggressivi e vagamente fascistoidi (roba del genere sarebbe invece esteticamente coerente e bella appunto in un sacrario fascista), le celle campanarie che sembrano più un patibolo da forca, o il resto… Ma sarebbero appunti di gusto personale più che critiche organiche a un progetto che è tutto, tranne che la realizzazione di un ambiente comunitario e comune, quale dovrebbe essere una chiesa, qualunque chiesa.

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