Il mondo della panchina

 

Per la nostra rubrica “L’arte che stupisce” oggi entriamo nel mondo di Antonello Picucci, che attraverso il suo profilo Instagram antopicu conquista follower giorno dopo giorno con il suo bizzarro interesse. Affascinati e Incuriositi da questo profilo abbiamo contattato Antonello e chiesto di raccontarci come è nata questa avventura fotografica.

“La mia passione per le panchine – in verità una vera “paranoia” – nasce dal fascino concettuale che è sotteso ad un complemento di arredo urbano (e non) e che, per me, va molto oltre la sua materialità. Considero le panchine degli incubatori molti intimi di vita, luoghi in cui – e attraverso cui – passano molte delle sfumature del viversi, dai comportamenti più quotidiani (la lettura di un libro, la pausa pranzo, una dormita, etc.) a quelli più intimi e sensazionali (la riflessione, il pianto, il sogno, la solitudine, il desiderio, etc.) o ancora a quelli più sociali-relazionali (un chiacchiera con gli amici, un riparo intimo per le coppie, una possibilità di conoscere “vicini” nuovi, etc.). Ma ciò non credo appartenga in maniera assoluta a tutte le panchine; penso, invece, che vi sia una forte interazione tra la “materialità” della panchina – intesa come forma, colori, posizione, materiali – e il bisogno, sia esso emozionale o puramente materiale, di chi sceglie di sedersi su quella panchina in quel momento. È da questo “incontro” che, secondo me, sulle panchine si sviluppa una nuova narrazione, che si unisce all’eco di quelle passate.”

“Questo è per me la sintesi di quel concetto forte che ha portato alla mia “fascinazione” per le panchine. Ho iniziato a scattare foto di panchine (quasi totalmente con il cellulare) qualche anno prima dell’avvento di Instagram, e solo nel 2013 ho deciso di utilizzare questo social network come contenitore comodo dove far parlare le immagini e condividerne la forza. Sono stato fortunato perché per lavoro e per svago mi sono spostato molto spesso e ho potuto incrociare molte panchine; alcune non proprio “convenzionali”, in quanto talvolta includo nella mia idea di panchina anche sedie o sgabelli abbandonati o messi a disposizione dei passanti. Nonostante non abbia doti da fotografo e non sia nemmeno un designer urbano, attraverso Instagram questa passione, inizialmente molto privata, è stata condivisa da un pubblico ampio e variegato; alcuni followers mi inviano le loro foto di panchine, che spero un giorno di poter vedere dal vivo per fotografarle e condividerle secondo la mia prospettiva. Pubblico solo panchine viste da me, sulle quali spesso ho potuto sedermi, e solo due o tre di quelle pubblicate sono di miei amici, perché richiamano un momento comune o perché le avrei scattate esattamente nella stessa prospettiva. Così ogni mattina mi alzo e pubblico la foto di una panchina, vuota e non geolocalizzata, attribuendo solo un codice numerico progressivo; il mio intento è quello di lasciare le persone libere di fare il proprio viaggio su quella panchina, di attribuirle una propria emozione e una proprio spazio immaginario.”

“Questo è un po’ il mio mondo della panchina, ogni scatto per me rappresenta un democratico segnaposto sentimentale che accompagna e ricrea la mia narrazione di vita e che mi sussurra a mo’ di eco quelle degli altri.”

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