Il Ristorante per Libri

Racconto di Aleksandra Damnjanović dedicato a Expo 2015.

Avevo dodici anni quando mia madre decise di mandarmi durante le vacanze estive da zio Carmine, nel suo ristorante alla periferia di Roma. Il Ristorante “Da Carmine – panino e dolcetto” era un bel bilocale con doppi servizi e un’ampia cucina, situato vicino al Polo Universitario e ad un Istituto Scolastico. Fu inaugurato all’inizio degli anni ottanta e non ha mai conosciuto una crisi. Sempre pieno di studenti di tutte le età fino a sera tardi. I panini e i dolci di mio zio avevano qualcosa di magico. Gli ingredienti erano speciali, arrivavano direttamente dai campi dei contadini, anche il pane lo impastava e lo cuoceva personalmente. “Il sapore di quello che mangiate sono la terra, il sole, l’acqua e l’aria, tu a mia mi capisci?” ripeteva fiero lo zio Carmine con immancabili parole in dialetto, ed era in grado di assaggiare soltanto un cubetto di pomodoro per indovinare subito da quale parte del nostro paese proveniva. “Aspetta un attimo, mmh, è dolce, profumato, sa di vento, tanto vento e di terra arida… è siciliano, senza dubbio!”

Ogni Regione d’Italia nel suo ristorante era rappresentata con un panino e un dolcetto che venivano variati dallo zio di stagione in stagione.

Io diventavo matto per il “ ‘O sole mio”, panino estivo della Campania: pane fatto con la pasta per la pizza, tre fette di soppressata, una grossa fetta di caciocavallo affumicato e pesto di melanzane fatto con foglie di limone, melanzane arrostite, olio extravergine di oliva delle colline Vicane, foglioline di menta, basilico, aglio, sale e pepe. Da leccarsi i baffi! E per quanto riguarda i dolci impazzivo per il “Macafame autunnale” del Veneto, versione vicentina, fatto con il pane raffermo tenuto a bagno nel latte per una notte, con mele, uva passa, strutto e pangrattato.sandwich-1577891_1920

Gustando così quelle prelibatezze e chiacchierando con lo zio e i suoi due aiutanti, i cugini Felice e Metello, riuscivi a fare un particolare giretto turistico lungo il nostro Belpaese.

Zio Carmine aveva anche un’altra grande passione: i libri, i libri di tutti i tipi. Avendo però pochissimo tempo per la lettura, se li faceva raccontare dai clienti, piccoli e grandi, che frequentavano il suo ristorante. Portavano sempre qualche libro in mano!

Una volta, dopo aver ascoltato da un bambino la fiaba del fagiolo magico, mio zio mise un vaso con una pianta di fagiolo in un angolo del ristorante e la fece crescere attaccata alle mura. Divenne altissima e lunghissima. “Quando viene di nuovo ma picciriddu potrà arrampicarsi e cercare la sua gallina dalle uova d’oro!”

Zio Carmine, regolarmente, dalla metà di luglio e fino a metà agosto chiudeva il ristorante per il rinnovo dei locali. Una volta sistemato tutto si concedeva qualche giorno di mare a Scicli, sua città natale, prima di ripartire con un nuovo anno scolastico.

 “Non ti lamentare Tommaso, almeno ti stacchi un po’ da playstation, video-box e quant’altro. Ti farà bene il lavoro fisico. Passeremo a prenderti fra due settimane e si va tutti insieme in Sicilia. Comportati bene” mi disse la mamma baciandomi, mentre mi faceva salire sul pullman per Roma.

Zio Carmine era cambiato molto dall’ultima volta che l’avevo visto. C’era qualcosa che gli rodeva dentro, l’avevo notato subito. Sembrava più vecchio dei suoi 60 anni appena compiuti, si era come ingobbito e mostrava delle occhiaie scure e profonde attorno agli occhi.

phones-613215_1920“Ehh, Tommy, ogni giorno sono sempre più triste per questa nuova gioventù. Menomale che sei venuto a rallegrarmi un po’. E’ cambiato il mondo, Tommaso mio. Entrano, ordinano meccanicamente il panino guardando in continuazione quei loro telefonini e i loro tablet. Non si rendono conto neanche cosa stanno mangiando, non assaporano gli ingredienti, divorano senza masticare, sono come ipnotizzati. E non portano più i libri, non mi raccontano più niente. Oh, pouru mia ! Non dirmi che anche tu sei affetto da quella malattia?”

Stavo pulendo le persiane della porta d’entrata del ristorante, quando la vidi. Era bionda, alta, di 19 anni più o meno e reggeva in mano un grosso libro. “Questo è la famosa paninoteca da Carmine?” mi chiese. “Si, ma siamo chiusi fino al 20 agosto” risposi arrossendo come un peperone. “Oh, no, avevo così tanta voglia di assaggiare qualche vostro panino, me ne hanno parlato proprio bene i miei amici e domani purtroppo torno a Trento” disse dispiaciuta. Stavo per dirle quanto dispiaceva anche a me, quando con un angolo dell’occhio vidi zio Carmine che mi faceva segno di farla entrare, indicando il libro che portava con sé. “Forse mio zio riesce a farti lo stesso uno dei suoi panini, dai entra, accomodati!”

“Mi chiamo Greta” disse mentre si sedeva ad un tavolo “e questo tratta della filosofia greca” aggiunse sollevando in alto il libro. “A settembre ho l’esame per l’ammissione alla Facoltà di Filosofia. Sono venuta qui per trovare un alloggio. Allora, che panino si potrebbe offrire ad un ospite come Platone?”

“Platone? Hmm… parlaci prima di questo Platone e vediamo cosa mi verrà in mente” rispose zio Carmine sorridendo da dietro il banco, come fosse risuscitato dai morti. Aveva in mente qualcosa, me lo sentivo. Gli brillavano persino gli occhi.

“Ma non facevate panini e dolci delle Regioni Italiane?” ci chiese stupita.

Facevamo, ma… non più!” disse lo zio alzando il tono della voce. ”Dal prossimo settembre questo locale diventerà il Ristorante per Libri. Grazie Greta!”

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E fu una nuova ripartenza!

“Vediamo un po’ giovanotto, cosa ci hai portato? Una fiaba: La spada nella roccia! Ma che bello, raccontacela! Se le cose stanno così, io ti proporrei… una bella pozione magica alla mago Merlino: un frullato di latte di capra di Gallura, albicocche di Faenza e qualche fogliolina di menta che coltivo personalmente. E per estrarre meglio la spada ti farò un panino con il radicchio di Treviso alla piastra, prosciutto di Parma e ricottina fresca di Latina. Adesso ti spiego come si fa quella ricottina e dove pascolano le mucche…”

“Lei gentile signora? L’ombra del vento, di un certo Zafòn! Che titolo! Dai, sentiamo di che cosa parla! Caspita, che posto quel Cimitero dei Libri Dimenticati, qua ci vuole qualcosa di forte, molto forte, che li risvegli tutti quanti! Felice, che ne dici di un panino bomba con la ‘nduja calabrese?”

Era ritornato ad essere il felice cuoco zio Carmine!

 E tu? Si, tu, proprio tu che mi stai ascoltando. Che libro porterai nel Ristorante per Libri?

© Aleksandra Damnjanović

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