Manzoni e i bambini: una didattica possibile

La letteratura, come anfiteatro delle più grandi menti degli animi umani, può essere considerata la sorgente alla quale, accostandosi per dissetarsi, ci si innalza dalla miseria culturale, ci si colma di saperi e di scoperte, ma più di ogni altra cosa, si fortifica il pensiero, lo si rende competente e sensibile, pronto a capire la realtà, ad interpretarla e a darne una propria  chiave di lettura, senza subire così la vita, senza dimenticarsi di colorarla con la propria identità e con la propria voce.

Non sempre la letteratura assume il fascino che possiede insito, dentro di se’, nel momento in cui viene poggiata sui banchi di scuola. Sembra quasi congelarsi, e assumere , allo sguardo degli alunni, una forma contorta e complicata, dura e impenetrabile, irraggiungibile. E così diviene un ostacolo, uno scoglio inospitale, forse anche un peso da sopportare.  Eppure essa non è così, non è questa la sua essenza, ne’ la sua forma.

Così ho intrapreso una sfida, per dimostrare che la letteratura, anche quella più alta e nobile, può ancora dire qualcosa ai nostri giovani, può ancora dare significati nuovi ed importanti a ciò che è la vita, oggi, di bambini e ragazzi, futuri uomini e donne.

Ho scelto Alessandro Manzoni, poeta italiano che occupa da sempre una parte fondamentale dei programmi ministeriali delle scuole secondarie di primo e di secondo grado e che troppo spesso diviene lo spauracchio più temuto delle interrogazioni e dei compiti in classe. Ho scelto lui per regalarne le suggestioni, la vitalità, l’ intelligenza, la coerenza ai ragazzi ancora più piccoli, alunni di quinta elementare, bambini di 10 anni che non lo avevano, forse, mai neppure sentito nominare. Ho scelto Manzoni in una sfida didattica durata un anno, in cui ci siamo misurati con il grande romanzo de I Promessi Sposi. Una proposta altamente inclusiva in cui tutti, ma proprio tutti ( alunni italiani, alunni stranieri, alunni diversamente abili, alunni con bisogni educativi speciali…) hanno potuto sperimentare e sperimentarsi in una letteratura molto lontana, per alcuni versi, dalla loro realtà.

Abbiamo cominciato con il  conoscere il grande Alessandro Manzoni, la sua storia, la sua vita, attraverso una scoperta, una ricerca delle informazioni, partendo dal bambino che era stato, dalla sua famiglia e dai suoi studi. Gli alunni hanno scoperto differenze e affinità con loro stessi, provando ad immedesimarsi in quel fanciullo che aveva lo stesso nome di uno dei compagni (Alessandro!): anche lui un bambino come gli altri, anche lui un ragazzo che a volte veniva , come capita spesso, preso in giro per via del suo nome, storpiato (Manz Aless …manzo lessato, in dialetto!) solo per divertimento. Un poeta sì, ma prima ancora un ragazzo come tanti, che faticava in matematica e si dilettava con le parole.E poi il romanzo:  raccontare la storia de I Promessi Sposi è stato tutt’ altro che noioso: i bambini si sono appassionati alle vicende, ai personaggi, esternando le loro emozioni e le loro simpatie ! Come è stato sorprendente scoprire quanto è piaciuto l’Innominato e il suo cambiamento interiore, e come sospiravano, soprattutto le bambine, per le sfortunate vicissitudini di Lucia! Ma non ci siamo fermati qui. Abbiamo aperto il libro, un grande libro fatto di tante pagine senza nessuna figura (incredibile, per loro!); abbiamo provato a scoprire questa strana lingua che, pur essendo la nostra, non era facilmente comprensibile. Ed allora….tutti all’opera, vocabolario alla mano per cercare antiche parole ormai in disuso, ma tanto belle da pronunciare, e da ascoltare. E leggendo i primi passi del romanzo, ..quel ramo del lago di Como..”, è stato naturale immaginarci i luoghi, i posti narrati, i suoni , i rumori, anche i profumi. Tutto poi tradotto in arte, in bellissimi quadri e rappresentazioni grafiche di quel ramo del lago di Como, proprio come Manzoni descrive.

Ed ancora: lo studio dei personaggi, la parte più vivace e insolita. Gli alunni hanno evidenziato le caratteristiche caratteriali e psicologiche dei protagonisti e dei personaggi principali, confrontandoli con loro stessi, con i loro caratteri, i loro pregi e difetti. Hanno scelto i personaggi preferiti e quelli meno attraenti, raccontando, con testi ed immagini di loro produzione, con giochi e quiz, ciò che emergeva dalla parole del poeta e dalle loro riflessioni.imag0120.jpg

Forse si fatica ad immaginare bambini di 10 anni che parlano di Fra’ Cristoforo, della sua lealtà , della sua generosità come se parlassero di un loro idolo, come fossero suoi fans! Eppure ciò è successo. E forse si fatica anche ad immaginare bambini di questa tenera età che recitano a memoria l’ Addio monti, con la consapevolezza di ciò che dicono, con la capacità di vedere davanti e dentro di se’ questa triste, ma affascinante scena di vita.

Partendo  proprio da quelle struggenti parole, gli alunni hanno scritto testi toccanti e profondi: è stato proposto agli alunni un parallelismo tra la vicenda dell’ abbandono forzato della loro terra da parte di Renzo e Lucia e quello che ogni giorno vediamo vivere, tramite le notizie in TV e sui giornali, a uomini, donne e bambini che lasciano le loro terre per scappare dalla guerra. Anche loro , come i protagonisti del romanzo, si imbarcano su povere imbarcazioni e vanno verso un futuro incerto e pericoloso, senza sapere se ritorneranno. Una scuola di civiltà e di empatia, quella che i bambini, nella loro semplicità, hanno saputo provare in questa attività.

E poi ancora, lo sperimentarsi scrittori, anzi, di più: sceneggiatori! ..per stendere un copione della storia meravigliosa ascoltata, compresa e fatta propria. Non è stata impresa semplice, ma densa di spunti di lavoro che hanno appassionato i bambini. Loro stessi hanno interpretato i personaggi, si sono immedesimati in un racconto a tratti storico e fantasioso.

Obiettivo finale: il film.

In primis la scelta dei luoghi, la scoperta dei posti che avrebbero potuto rievocare l’epoca seicentesca: una ricerca nella propria città, nel proprio quartiere, quello in cui vivono, camminando con gli allievi per le stradicciole, per i vicoli, per gli anfratti, alla scoperta di luoghi adatti e caratteristici. Grazie poi alla teatralità, all’espressione di sè che tanto si dispiega nei laboratori di teatro, siamo giunti ad essere veri attori in piccolo. E dunque..ciak! Si gira! Grazie alla collaborazione di Marco Rodari che ha curato le riprese audio e video, abbiamo girato tutte le scene del nostro film, dal titolo I Promessi..promossi, in cui bambini di 10-11 anni, quinta elementare, hanno emozionato, fatto ridere e fatto commuovere chi ha potuto godere del prodotto finale. Premio conclusivo tanto meritato per questi bambini per il duro e bellissimo lavoro fatto:  un’ uscita didattica di due giorni a Lecco e Como, sulle tracce dei Promessi Sposi, nei luoghi di manzoniana memoria.

Cosa direbbe il grande Alessandro Manzoni, nel vedere tutto ciò? Forse, proprio con le sue parole: “..ai posteri l’ardua sentenza”!

Quello che possiamo dire è che la grande letteratura non è una rocca inespugnabile, una cima lontana e impraticabile, al contrario! E’ fonte di arricchimento personale, motivo di incontro e di scambio, terreno su cui impratichire le proprie capacità, bacino ove riposare e sentire la bellezza delle perfetta umanità. Tutto è possibile se abbiamo il coraggio di osare: basta far annusare la dolcezza e gli aspri odori di una storia incredibile, basta far intravedere le meravigliose narrazioni che paiono dipinti, è sufficiente lanciare il sasso della curiosità per vedere come le menti, anche giovani, si spingano al largo per arrivare là dove hanno intravisto qualcosa che valga la pena di conoscere. Condurli, solamente, è il lavoro di noi insegnanti.

Un annedoto che fa pensare: durante le riprese della scena della povera Cecilia, tra le stradine affascinanti e suggestive del Sacro Monte di Varese, ci viene incontro un uomo che, incuriosito nel vedere bambini vestiti come uomini e donne del 1600, con microfoni e telecamere, ci chiede cosa stiamo facendo. Scopriamo che è uno scrittore romagnolo appassionato di letteratura italiana, che quel giorno è lì quasi per caso, un viaggiatore chiamato spesso nelle università del Brasile a declamare i grandi poeti italiani, nostro orgoglio. I bambini si avvicinano, attenti a quello che sta accadendo. E lui, con un piccolo pubblico di 40 bambini di 10 anni, assiepato intorno a lui nelle stradicciole di ciottolato, declama a memoria proprio quella scena, la scena della morte della piccola Cecilia. Nessuno parla, tutti estasiati da tanta bellezza. Una scena, questa, irripetibile, che non compare nel film, ma che è rimasta nei nostri cuori. Un incontro voluto dal fato? Manzoni la chiamerebbe..la Provvidenza.

Chiara Crepaldi

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