Abbeveratoio e poesia | Un villaggio che salva il suo pub

Complice anche il post San Patrizio, voglio accompagnare per Menabò&Versi di questa seconda puntata la notizia del momento (qui il link), per ricordare l’importanza di un buon locale dove le persone e gli artisti si possano incontrare e condividere ispirazione e bei momenti.

L’espressione anglosassone che definisce questi luoghi è “watering hole”. Abbeveratoio. Questa fu anche l’idea di George Arnold (1834-1865), poeta, giornalista, scrittore e umorista newyorchese, finanziatore del Pfaff’s Beer Cellar, pub storico frequentato da artisti e poeti, come il più famoso Walt Whitman.

Oggi questo spirito imprenditoriale e artistico ha stimolato gli abitanti di Hudswell (North Yorkshire – UK), che in centosessanta si sono autofinanziati per salvare l’unico luogo di aggregazione del posto, il The George & Dragon Pub, mettendo insieme la cifra di 200mila sterline per scongiurarne il fallimento e la vendita, rinnovare il locale e riaprirlo nel giugno 2010. E c’è di più: l’impresa è andata così bene che questo pub comunitario ha vinto il premio della Camra (Campaign for Real Ale) come “Miglior pub dell’anno 2017”.

Adesso il The George & Dragon Pub ospita anche la biblioteca del villaggio, orti comunitari di quartiere e un piccolo negozio gestito da volontari oltre a assolvere la funzione di luogo per incontri e discussioni pubbliche. Nel motivare il premio, i giudici della Camra hanno osservato che

“Il The George & Dragon Pub è un grande esempio di come un locale possa essere un punto di riferimento per un’intera collettività. Passare dal fallimento a essere il Pub dell’Anno 2017 in pochissimi anni è un traguardo fantastico per qualsiasi pub, e a maggior ragione per un locale di proprietà collettiva.”

Per questo vi accompagno la bella notizia di un popolo che si riprende la sua birra e la sua cultura con i versi di Arnold, e della sua poesia “Beer”.


“Birra”

di George Arnold (trad. ita di Furio Detti)

Qui,
Con la mia birra
Io siedo,
Mentre sfarfalleggiano i bei momenti:
Ah!
Essi passano
via, Trascurati:
E quando volano
Io,
Essendo a secco,
Mi siedo e indolente assaporo
La mia birra.

O, ben migliori
Della fama, delle ricchezze sono
Le fumose ghirlande di questo sigaro!
Perché
Dovrei
Frignar, lagnarmi, singhiozzare?
E se la sorte mi fa scemo
Se le speranze ho morte
E i piaceri vengon meno
Non ho forse, ancora,
Il mio pieno
Di cari buoni sigari
e birra?

Va’ lacrimosa gioventù
Davvero!
Va’ lagnati e piangi,
Singhiozza e impallidisci,
Intreccia malinconiche rime
Sui vecchi tempi,
Le cui gioie appaiono come vani fantasmi –
Ma lasciami la mia birra!
L’oro è scoria, –
L’amore è perdita, –
Così, se mi ricaccio in gola i dispiaceri,
O li guardo affogare
Nei gorghi spumosi di una vecchia birra scura
Allora c’è che ho la botte piena
E la moglie ubriaca!

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