David Glauso, la foto che parla

Spesso davanti a una fotografia come questa la nostra prima reazione può essere di stupore: eppure questa immagine ci cattura, ci induce all’interpretazione, stimola le ipotesi e le riflessioni, apre un campo di analisi in cui ciascuno può esercitarsi sia per apprezzare sia per criticare l’autore di questo scatto.

L’arte è solo una questione di critica?

Sgombriamo il campo dagli equivoci: questa di David Glauso è riconosciuta come una foto artistica, tanto da essere esposta nella Galleria d’Arte Merlino a Firenze, ma l’interrogativo che ci potremmo porre è: “Perchè lo è?”

Non cadiamo nel luogo comune semplicistico di chi asserisce che l’artista è tale quando trova un critico che lo afferma, vorrei piuttosto cercare di sottolineare, in questa foto tutta in scala di grigi, alcuni dei motivi che ci possono aiutare ad intuire, se non capire fino in fondo, il valore artistico dell’immagine.

Per soprammercato questa rubrica non intende dare patenti di artista, non ne ha i titoli, né valutare il ‘tasso artistico’ delle immagini proposte, ma solo evidenziare quegli aspetti che possono sfuggire ad uno sguardo prevenuto o distratto.

 

La memoria e il gioco degli specchi

Il riferimento più immediato ci rimanda alla scultura rinascimentale: il disegno del braccio quasi luminescente a contrasto del cupo sfondo del muro in pietra, il percorso delle venature sul dorso della mano abbandonata evocano uno dei capolavori michelangioleschi, il David, e non sembri un accostamento blasfemo.

Queste suggestioni agiscono sulla nostra memoria anche inconsapevolmente e ci portano al completamento mentale dell’immagine come particolare di un tutto, che, anche se nell’inquadratura non appare, è comunque presente: come una frase non detta, o, trattandosi di Michelangelo, come un non-finito… la figura non resta imprigionata nel marmo, ma celata nel legno della porta e nella pietra che ce la nascondono.

La storia sta nei dettagli

Nel particolare è visibile una raffinatezza: le venature della mano e, sullo sfondo, venature simili sulla pietra dello stipite… un dettaglio che rimarrebbe insignificante se, oltre a quella mano, noi potessimo scorgere il volto del fumatore che, invece, è assolutamente escluso dal nostro campo visivo. Nella mano e nella pietra la stessa scabrezza, lo stesso impatto materico: è una mano che racconta la stanchezza, forse il rovello interiore che interrompe la fatica e consuma la mente prima di riprendere l’attività.

Un altro particolare che “racconta” è la presenza delle due sigarette: si leva una sottilissima spirale di fumo biancastro, ulteriore venatura, più impalpabile, ma preziosa per sottolineare la modulazione della luce nella scena, che si unisce e confonde in un aereo ghirigoro con il filo di fumo della seconda sigaretta; simbolico legame con una suggerita presenza, un dialogo muto fra due che cercano di sfuggire ad una realtà opaca e forse difficile, fissando lo sguardo che non vediamo verso l’esterno della grata, evocativa di una clausura, di una prigione.

Il potenziale di questa istantanea, quindi, non è solo formale, per le citazioni colte a cui allude, ma ha un forte contenuto espressivo, un carico emozionale ed emotivo: sta a ciascuno degli spettatori figurarsi quale storia ci sia, ma, di certo, qui si narra una storia.

Milena Nasi Benetti

Per maggiori informazioni sull’artista David Glauso  invitiamo a visitare le seguenti pagine:

www.davidglausophoto.com    

www.twitter.com/davidglausoph  

www.facebook.com/DavidGlausoPhoto/

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