Così è se vi pare, a Caracas.

Oggi ospitiamo il regista Giovanni Reali, che ci racconta della sua incredibile esperienza teatrale in Venezuela, buona lettura.


Caracas. Una città dove le attività culturali sono il fulcro di ogni cosa, perlomeno in un altro momento storico. Sono parecchi anni che non torno,  non saprei dire veramente cosa sta succedendo. Le notizie sul Venezuela sono terribili, ma non è di questo che voglio parlarvi. A Caracas, come in tutto il Venezuela, grazie ai periodi di “immigrazione”, si fondono tantissime culture, questo col tempo, ha portato la creazione di diversi Club Sociali. Gli italiani hanno creato il proprio Club, gli spagnoli il loro, i portoghesi, gli ebrei, e così via. Dentro questi Club si svolgono tantissime attività sociali, sportive, artistiche. Si fanno gare di sport, concorsi, festival. E dentro le attività artistiche di ogni club c’è il Teatro.  Il Festival di Teatro Interclub nasce per condividere questa grande forma di arte tra i soci che hanno voglia di far teatro, nonostante tanti di loro non abbiano la benché minima esperienza. Per  realizzare un festival di alto livello qualitativo, tutti questi gruppi invitano registi professionisti a tenere lezioni di recitazione, così da poter essere guidati da una persona che ha consapevolezza del mestiere e con la sufficiente esperienza per insegnare loro le basi  tecniche della disciplina.

Io sono stato invitato nel 2008 dal Centro Italiano – Venezuelano di Caracas come direttore artisitico e  regista del gruppo teatrale Agrupación Teatral MASCHERE.

Tutti i partecipanti del gruppo partono con le migliori intenzioni e tanta forza di volontà, ma non tutti ci riescono. Non mi riferisco a una questione di capacità, ma bensì a una questione di disciplina. Con alcuni, a volte, è difficile far capire che per appartenere a un gruppo di teatro ci vuole un minimo di pazienza, e che ci sono delle regole ben precise per far funzionare le cose.

Durante il primo anno di lavoro, il gruppo mi ha chiesto di mettere in scena “Arlecchino, Servitore di due padroni”: bellissima opera di Goldoni composta da molti personaggi che si adattavano perfettamente alle persone che in quel momento appartenevano alla AGRUPACIÓN. Ci siamo messi al lavoro. Loro non conoscevano la mia maniera di lavorare, e io non conoscevo loro. Abbiamo avuto un bel periodo di allestimento, di esercizi teatrali per conoscerci e per  avviare il lavoro a quella che sarebbe stata la messa in scena finale. Arlecchino porta l’attore a divertirsi, ed è quello che abbiamo fatto. Fu un periodo molto creativo e di grandi soddisfazioni per tutti. Certo, avvicinandosi il giorno della prima, le cose, come in tutti i processi creativi, cominciavano a diventare stressanti; fa capire come sia necessario lavorare, provare, studiare il testo, riprovare tante volte. Alcuni dei partecipanti lo capiscono, altri se ne infischiano, e tu nel mezzo  continui a lottare il più possibile per portare la barca in porto. Fra una cosa e l’altra, siamo arrivati alla prima di questo nostro Arlecchino. I nervi di tutti, l’angoscia della prima. Immensa angoscia perché sicuramente sará l’unica opportunitá di presentare il lavoro davanti a un pubblico, a meno che il gruppo venga invitato da un altro Club a fare una rappresentazione finalizzata come intercambio culturale e amichevole. Comunque, dicevo, siamo arrivati alla prima. Prima e forse unica. E lì, al Festival, davanti ai giudici, devi dare tutto. Forse un’unica volta.

Meno male fu una soddisfacente rappresentazione, grazie all’impegno di tutti nonostante la normale tensione di una prima. Il risultato è stato ottimo. In quella occasione abbiamo ottenuto nomination  in tutte le categorie, vincendo il premio per il migliore attore protagonista: Antonio Urdaneta, e il TERZO POSTO nella classifica finale.

Contenti, entusiasti e con grande fiducia, mi hanno invitato a continuare il mio lavoro con loro come direttore e regista. L’anno successivo ho deciso di mettere in scena COSÍ È SE VI PARE di Pirandello. Conoscevo bene i personaggi  e sentivo che quest’opera andava benissimo per tutti. Ci siamo messi a lavorare. Ci conoscevamo molto di più, e in qualche modo il lavoro andava a gonfie vele. Ma come sempre, lo stress per la vicinanza della prima, portò parecchi e sgradevoli episodi sui quali, alla fine, ho dovuto prendere decisioni un po’ drastiche e cambiare, quasi all’ultimo momento, attori, personaggi, scene. Alla fine arriva, come sempre arriva, la notte aspettata, la notte in cui moriamo per rinascere, la notte della prima, giugno 2010. Incomincia la rappresentazione. In bocca al lupo. Gli attori sono stati così bravi, cosi misurati, così espressivi nei loro ruoli, che stentavo a riconoscerli. Una rappresentazione indimenticabile. Tutto è andato nel migliore dei modi, tutto era professionale, tutto era bellissimo. Direbbe García Lorca: quella sera c’era DUENDE. Tutti hanno dato il meglio di loro personalmente e come gruppo. IL risultato di questa gioiosa notte ci fece andare in nomination nuovamente in tutte le categorie, dove vincemmo per: Migliori Costumi-Raquel Rios, Miglior attore protagonista-Natale La Rocca, premio speciale a Carolina Martínez, Migliore regia-Giovanni Reali, Premio del Pubblico e PRIMO POSTO al XVIII Festival di Teatro InterClub di Caracas.

Bei ricordi, bei momenti, a volte pesanti, a volte pieni di soddisfazioni, ma non è così anche ad alti livell?  Non ho trovato tante differenze tra un gruppo di professionisti e uno amatoriale. In un gruppo di questo tipo ci sono  persone che prendono questa disciplina  come un passatempo e non capiscono quale grande impegno ci sia dietro. Sì, e vero, ma il lavoro, la creatività, i nervi, lo stress è uguale in ogni caso.

Oggi ricordando questa esperienza dopo molto tempo, devo ringraziare immensamente il gruppo di teatro del Centro Italiano-Venezuelano di Caracas per avermi invitato a condividere con loro questa incredibile esperienza. Alla fine  mi domando, chi tra loro o io si sia arricchito ed evoluto di più. Grazie ragazzi, quella sera c’era DUENDE.

Giovanni Reali – Regista

 

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  • 16 marzo 2017 in 12:17 pm
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    Grazie mille a NoCrime OnlyArt News per questa bella opportunitá, che mi ha dato modo di farmi immergere nei ricordi.

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