Mille giorni di Laura Gay

Leggere per informarsi, leggere per divertirsi, leggere per evadere… Leggere! Sempre e comunque leggere!! Oggi parliamo di Laura Gay talentuosa autrice del panorama nazionale. Conosciamo più da vicino gli scrittori e il loro accurato lavoro di cesello. Perchè dietro al romanzo che compriamo ci sono studi e fatiche che spesso neppure immaginiamo.

Laura Gay nasce a Genova dove tuttora vive, insieme al marito e a un cagnolino. Ama i libri, il cinema, la musica e gli animali. Scrive da quando era bambina perché solo attraverso la scrittura riesce a esprimere se stessa e a volare con la fantasia. Ha esordito nel 2008 con il romanzo, Edmond e Charlotte. Le scelte dell’amore (Enrico Folci Editore) e da allora non si è più fermata. Un suo racconto dal titolo Ventunesimo piano è apparso sul numero 5 della rivista Romance Magazine e un altro, dal titolo Il risveglio del Crociato, è stato inserito nell’antologia 365 storie d’amore, edita da Delos Books.

Per Delos Digital ha scritto numerosi racconti di successo. Inoltre, con Il risveglio dei sensi e Resta con me si è qualificata tra i finalisti nelle rispettive rassegne Rosso fuoco e Senza fiato, sul blog La mia biblioteca romantica. Ha pubblicato vari romanzi, sia di ambientazione storica che contemporanei.

Laura collabora con La mia biblioteca romantica, ha gestito una rubrica di consigli di scrittura creativa sul blog di Insaziabili Letture ed è socia di EWWA (European Writing Women Association). Attualmente è curatrice della collana di racconti erotici Senza Sfumature per conto di Delos Digital.

Mille Notti di te e di me è il primo romanzo che pubblica con Newton Compton.

Blog personale: http://lauragayblog.blogspot.it/

Laura Gay

D: Diamo il benvenuto a Laura  promettente scrittrice del panorama romantico italiano. Al suo attivo numerose pubblicazioni di cui l’ultima per la Newton Compton. Intanto, mia cara, grazie di essere qui con noi, prego, accomodati.

R: Grazie, Linda. Sono felice ed emozionata di essere qui.

D: Hai dato un’occhiata alla rivista? No Crime Only Art nasce da un ‘idea di Daniele Piscopo e si prefigge come obiettivo principale il riportare la cultura a livello di notizia giornaliera. In No Crime si mastica cultura come altrove si fagocita cronaca nera. Cosa ne pensi di questa “mission”? L’arte in ogni sua forma è ancora moneta spendibile ai giorni nostri?

R: Certo che ho dato un’occhiata alla rivista! Sono terribilmente curiosa e non avrei potuto non sbirciare. Inoltre trovo che l’arte, in ogni sua forma, faccia parte da sempre della vita degli esseri umani. L’uomo ha la necessità di esprimersi attraverso l’arte e credo che questo non cambi affatto ai nostri giorni. Sarebbe una triste esistenza la nostra senza l’arte.

D: Sei una scrittrice con una certa carriera alle spalle. Puoi parlarci di questa forma d’arte? Fra pittura, fotografia, musica, perché, oltre per motivi di talento, hai prediletto le parole? Sei stata influenzata da studi giovanili o si tratta puramente di gusto?

R: Premetto che sono sempre stata attratta da tutte le forme d’arte. Da ragazza avrei voluto frequentare il liceo artistico perché adoravo il disegno e me la cavavo anche discretamente. Fu mia madre a opporsi, purtroppo. Anche la musica ha sempre esercitato un grande fascino su di me. Per anni ho cantato come soprano in una corale. Ma la scrittura… be’, è il mio modo personale di evadere con la fantasia da un mondo che spesso mi sta un po’ stretto. Scrivere è il mio rifugio, la mia ancora di salvezza. Al disegno e alla musica ho rinunciato, ma non credo che potrei mai smettere di scrivere.

D: Spesso si parla di “romanzi di genere”. Sei d’accordo con questa definizione? Oppure la cambieresti?

R: Non cambierei la definizione, cambierei le reazioni della gente che a sentir parlare di “romanzi di genere” storce il naso. Anche il romanzo di genere è una forma d’arte e come tale non va disprezzato.

D: Personalmente ritengo che parlare di romanzi sia, in ogni caso, parlare di letture d’evasione visto che non si tratta di saggistica o manualistica. Sino a che punto il lettore evade secondo te? Un romanzo drammatico o uno di fantascienza o fantapolitica fanno evadere allo stesso modo?

R: In un romanzo l’evasione è un must, lo scopo primario del lettore. Sfogliamo le pagine di un romanzo con l’intento di trovarci da un’altra parte e di vivere una vita che non è la nostra. Cambiano le ambientazioni e il tipo di evasione: c’è chi predilige rifugiarsi in un mondo futuristico oppure desidera risolvere un enigma o ancora vivere un’avventura adrenalinica. Ma l’evasione c’è sempre. Naturalmente sta all’autore riuscire a far dimenticare al lettore dove si trova e a farlo calare nei panni di uno o più personaggi. E vi assicuro che non è cosa da poco.

D: Quanto è importante per te documentarsi nella stesura di un romanzo? Quanto tempo dedichi ad approfondire luoghi, usanze, periodo storico? Hai manuali di riferimento? Vai spesso in biblioteca per ricerche?

R: La documentazione è importantissima. Spesso sento dire che un autore deve scrivere solo di ciò che conosce, e con questo si intende che se sono italiana non posso ambientare il mio romanzo in India o in Giappone, e magari neppure in un’epoca diversa da quella in cui viviamo. Sarebbe assurdo, vi pare? Con questo principio non esisterebbero romanzi storici, visto che nessuno di noi è dotato di una macchina del tempo. In realtà è la documentazione che ci permette di conoscere ciò che già non conosciamo, quindi è fondamentale. Personalmente ci dedico il tempo che serve. Se la mia ambientazione è contemporanea, andrò a documentarmi sui luoghi e le abitudini di chi ci vive. Se scrivo uno storico dovrò andare a studiarmi anche l’epoca in cui si svolge la vicenda, il che non significa sapere a memoria le date e i nomi di battaglie ed eventi di rilievo (o almeno non solo quelli). Dovrò sapere come vestivano, mangiavano, pensavano o parlavano le persone in quella specifica epoca, le loro credenze religiose, le superstizioni ecc. A volte il lavoro di documentazione può richiedere molto tempo, altre volte meno. Io di solito mi documento in rete, il web al giorno d’oggi è una fonte inesauribile di informazioni. Però a volte non basta e sono costretta ad andare a cercare biografie, saggi, ecc. Tuttavia, preferisco acquistare i testi che mi servono e raramente mi reco in biblioteca. Voglio poter consultare un libro quando e tutte le volte che voglio, senza il pensiero di doverlo restituire. Anche perché spesso mi torna utile poi per altre ricerche.

D: Hai un momento specifico per scrivere oppure no? Come organizzi la tua giornata lavorativa? Hai il classico blocco degli appunti sempre con te oppure ti avvali di altri strumenti?

R: Scrivo al mattino o al pomeriggio, indifferentemente. Ma evito la sera e le ore notturne. Non riuscirei a dare il meglio di me. Di solito scrivo direttamente al computer, ma se non lo ho sottomano, ricorro a block-notes, fogli sparsi, qualsiasi cosa. L’importante è poter fissare un’idea prima che sfugga.

D: So che sei anche editor e di un genere ben specifico, quello erotico, come riesci a conciliare il leggere stili differenti, porre correzioni o suggerimenti e poi tornare sul tuo lavoro senza subire influenze o digressioni?

R: Di solito riesco a tener separato il mio lavoro di editor e quello di scrittrice, anche perché sono due cose completamente differenti. Quando lavoro su un testo altrui difficilmente mi lascio influenzare dalle idee degli altri autori, anche perché ciascuno ha in sé una storia che è solo la sua e io la vedo in modo diverso dall’autore stesso. È proprio per questo che riesco a scovare le imperfezioni. L’autore è troppo coinvolto, un occhio esterno invece vede al di là e sa cogliere le sfumature.

D: Digitare “Laura Gay” su Amazon vuol dire venire travolti da almeno una ventina di titoli. Dove trovi tanta ispirazione? Quale è il lato romantico irrinunciabile per la “Laura sognatrice” e quale il lato “drammatico” per “Laura scrittrice”?

R: Adesso non esagerare! Ci sono autrici molto più prolifiche di me e con molta più esperienza. Comunque l’ispirazione la trovo ovunque: in una canzone, una frase, la scena di un film oppure osservando il mondo intorno a me e le persone. Sono un’avida osservatrice. Per quanto riguarda il mio lato romantico… be’, fa parte di me da sempre. Sono sempre stata una persona romantica e sognatrice, mentre la drammaticità è insita nella vita stessa. Ovunque intorno a noi troviamo “drammi” a cui attingere. Diciamo che nei miei romanzi spesso i due elementi convivono. Non si può scrivere una buona storia d’amore senza un conflitto. A volte la parte drammatica prevale, altre volte invece prediligo storie più leggere e umoristiche. Proprio oggi una lettrice brasiliana ha commentato su facebook la trama di un mio romanzo tradotto in portoghese, dicendo che la trovava molto triste. Questo perché non necessariamente una storia d’amore è avulsa dai drammi. Anzi, spesso le storie più tormentate sono quelle che restano più a lungo nei cuori delle persone. Pensate a Romeo e Giulietta o a Renzo e Lucia. Sia che ci sia il lieto fine oppure no, spesso e volentieri i nostri personaggi devono superare diverse vicissitudini, problemi e anche versare tante lacrime, prima di raggiungere l’agognato finale.

D: La tua formazione? Quali sono stati i romanzi che più ti hanno spinta a scegliere questo tipo di carriera?

R: Diciamo che da sempre sono un’avida lettrice. Fin da ragazzina mi perdevo tra le pagine dei libri, talvolta li leggevo anche di nascosto. Romanzi come “Il principe e il povero” di Mark Twain, Jane Eyre di Charlotte Bronte o “Cime tempestose” di Emily Bronte hanno acceso la mia fantasia fin da giovane. Non so se sia a causa di queste letture che ho deciso di diventare scrittrice, forse è stata più una necessità mia quella di esprimermi attraverso la scrittura. A ogni modo, quei libri mi hanno regalato tanta evasione e ore piacevoli.

D: Mille notti di te e di me è il tuo ultimo nato in casa Newton Compton. Quali difficoltà hai avuto nel scriverlo e qual è il punto di forza del romanzo? Cosa ti rende particolarmente soddisfatta?

R: Le difficoltà maggiori sono dovute in parte all’ambientazione, visto che buona parte del romanzo è ambientata a Londra ed è stata necessaria un’accurata documentazione per descrivere luoghi e abitudini dei personaggi. E in parte è dovuta al fatto che alterno i punti di vista del personaggio maschile e quello femminile. Riuscire a immedesimarmi nel protagonista non è sempre stato facile. In un’occasione ho dovuto ricorrere ai consigli di un collega per capire il modo in cui poteva reagire un uomo di fronte a un determinato evento ed evitare comportamenti e pensieri tipicamente femminili. Il punto di forza alla fine credo stia proprio nel personaggio di Brian. Tante lettrici mi hanno scritto dicendo di essere rimaste affascinate da lui. E devo dire che questo mi rende assai soddisfatta, perché in un romance riuscire a creare un protagonista affascinante è molto importante.

D: infine parliamo di un’altra forma d’espressione. Se ti venisse chiesto di farne una trasposizione a fumetti accetteresti? E, in caso affermativo, quale stile vorresti venisse adottato? Manga? Fumetto americano, francese?

R: Certo che accetterei, perché no? Sceglierei il manga perché adoro il modo di disegnare dei fumettisti giapponesi. Non a caso sono cresciuta in mezzo ai cartoni animati importati dal Giappone. Anzi, fatemi delle domande a riguardo e vi sorprenderò. 😉

D: Bene, ti ringrazio per il tempo che hai voluto dedicarci e per le risposte. Sentiti sempre la benvenuta qui fra le pagine di Not Crime Only Art e a risentirci presto.

R: Grazie  per l’ospitalità. È stato un vero piacere chiacchierare con te.

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Diamo adesso un’occhiata all’ultimo romanzo di Laura. Mille notti di te e di me esce per Newton Compton il 20 Febbraio 2017 sia in cartaceo che in e-book  https://www.amazon.it/dp/B01MT8QJ5S/

La trama è stuzzicante: Eva Massa, una ventenne genovese, è completamente al verde. Deve trovare al più presto un modo per potersi mantenere e completare gli studi universitari. Alla soluzione pensa la sua amica Fiamma, intraprendente e audace, che invia alcune foto dell’ignara Eva a un sito per accompagnatrici di lusso. E la chioma rossa della ragazza non passa inosservata. La proposta più allettante arriva da un ricco uomo d’affari londinese: cinquantamila euro in cambio di un weekend insieme a lui a Londra, senza dover fare sesso. Eva all’inizio rifiuta, poi la curiosità e il fascino di Brian Armitage hanno il sopravvento sul buonsenso, e la ragazza accetta, nascondendo al fidanzato, Davide, la verità su quel fine settimana londinese. Quando Brian ed Eva si vedono, l’attrazione tra loro è palpabile. Dopo una giornata trascorsa a fare shopping nelle più belle vie londinesi, Eva cede alla tentazione di abbandonarsi a Brian. E il sesso tra di loro non sarà affatto soft…

Laura ci regala l’incipit:

Via Balbi a quell’ora del mattino era affollata di studenti universitari: alcuni uscivano da lezione chiacchierando o scambiandosi commenti sugli esami, altri entravano di fretta. Eva si spostò per lasciar passare un compagno di corso, lo sguardo fisso sulla lettera che stringeva tra le dita e nella mente un tumulto di pensieri ed emozioni: rabbia, frustrazione, paura.

Si morse l’interno della guancia e passò oltre, zaino in spalla, intrufolandosi nel suo bar preferito. Sudava, ma non certo per il caldo: era pieno inverno e, sebbene Genova fosse una città dal clima piuttosto mite, soffiava un vento gelido che penetrava nelle ossa.

«Ehi, Eva!». Una voce la distolse dai propri pensieri. La sua amica Fiamma si sporse dal bancone gesticolando. Indossava un paio di jeans e una maglietta che le stavano da dio. Del resto, cosa non le stava bene? Fiamma era uno schianto. Al contrario di lei, che passava sempre inosservata.

«Sei in ritardo».

Eva sbuffò e prese posto a un tavolo, ignorando il suo rimprovero. «La lezione è finita più tardi del previsto».

«Che hai? Sembri incazzata».

Lei agitò una mano per aria, come a voler sottolineare che non aveva intenzione di affrontare l’argomento. Non prima di essersi riempita lo stomaco, almeno. Tendeva a diventare nervosa quando aveva fame.

Fiamma le si avvicinò con in mano un block notes e una penna. «Cosa prendi?»

«Un toast e un succo d’arancia. Il toast ben cotto, mi raccomando!».

La sua amica aveva iniziato a lavorare come cameriera in quel locale un mese dopo che lei si era iscritta all’università: facoltà di Lettere e Filosofia, corso di laurea in Storia. Fiamma non era portata per gli studi, ma era perfetta per servire ai tavoli: ci sapeva fare coi clienti, anche quelli un po’ burberi. Perciò, quando si era liberato quel posto, Eva glielo aveva segnalato subito. Così sarebbero state vicine; se non in un’aula universitaria, almeno durante le pause.

Fiamma le sorrise con aria accondiscendente e si allontanò fischiettando il motivetto di una vecchia canzone, la stessa che cantavano sempre da bambine. Si conoscevano fin dai tempi delle elementari e, dal momento in cui avevano posato lo sguardo l’una sull’altra, erano diventate amiche per la pelle. Eva non sapeva come avrebbe fatto a sopportare gli ultimi tragici eventi della sua vita, se al suo fianco non avesse avuto Fiamma.

Riportò lo sguardo sulla lettera e si accigliò. La lesse da capo, quasi nutrisse la speranza di essersi sbagliata, di aver capito male. Poi tirò fuori dallo zaino l’ultimo estratto conto della banca, per esaminarlo da cima a fondo. Era talmente concentrata che quasi non si accorse che Fiamma era tornata e le aveva posato davanti un bicchiere e un piatto con un toast fumante.

«Sicura che non vuoi altro?», le chiese in tono preoccupato. «Ultimamente stai mangiando come un uccellino».

Non aveva tutti i torti. Dalla morte improvvisa dei suoi genitori le era passato l’appetito quasi del tutto. Mangiava in maniera disordinata e insufficiente. Ma cosa poteva farci, se tutto quello che metteva in bocca aveva la consistenza di una manciata di sabbia? Masticava e masticava, ma non riusciva a mandar giù nulla.

Fiamma prese posto accanto a lei, approfittando del fatto che il locale fosse semivuoto. A breve si sarebbe riempito di studenti affamati, ma per il momento poteva concedersi una pausa. Eva assaggiò il toast per prendere tempo.

«Allora? Vuoi dirmi che hai?»

«Mi è arrivata una lettera dall’avvocato di mio padre».

Fiamma corrugò la fronte studiandola con un’espressione sorpresa. «Tuo padre aveva un avvocato?».

In effetti ne era stupita lei stessa. Lo aveva scoperto nel modo peggiore e ancora doveva digerire la notizia. «Aveva fatto degli investimenti sbagliati, prima di morire», spiegò tenendosi sul vago.

Investimenti sbagliati. Non era che un eufemismo per indicare la tendenza di suo padre a giocarsi tutto a poker, nei bar fumosi dei caruggi. Lei e sua madre avevano dovuto fare i salti mortali per nascondergli i loro risparmi e non permettergli di giocare anche quelli, fino all’ultimo centesimo.

«E allora?». Fiamma la fissò spazientita, tamburellando con le dita sul tavolo. «Arriva al dunque, per favore!».

«Era nei guai fino al collo. Aveva creditori ovunque, così si era rivolto a un avvocato affinché lo assistesse in tribunale».

«E tu non ne sapevi niente?».

Eva scosse il capo. Si sentiva un’idiota per non aver sospettato nulla. I musi lunghi di suo padre, le occhiaie che denunciavano notti insonni e la sua irascibilità negli ultimi tempi… Tutto avrebbe dovuto farle presagire che qualcosa non andava per il verso giusto. Invece non aveva capito. Forse non aveva voluto vedere.

Sospirò infilandosi le mani tra i capelli. «No, io… Non lo sapevo. Ho scoperto tutto stamattina, quando ho aperto la lettera. A quanto pare, mio padre doveva ancora pagargli la parcella. Cristo, sono un sacco di soldi!».

Eva tirò su col naso, rifiutandosi di versare una sola lacrima. Era stata forte fino a quel momento. Non poteva mettersi a piangere ora.

Una mano si posò sulla sua spalla, lieve come una piuma. Ignorando il bruciore agli occhi riportò lo sguardo su Fiamma. «Adesso capisco perché il conto in banca di mio padre era in rosso: aveva dovuto pagare tutti i creditori! Però evidentemente aveva scordato la parcella dell’avvocato. Come farò a trovare i soldi per estinguere il debito?»

«E Davide? Ne hai parlato con lui?».

Davide era il suo ragazzo. L’eterno assente. Era arrivato in ritardo persino al funerale dei suoi. Sul serio Fiamma pensava che si potesse fare affidamento su di lui? Eva si lasciò sfuggire una risatina nervosa. «Davide dice che non può aiutarmi. Il suo stipendio gli basta appena per mantenersi e poi ha la palestra da pagare e…».

Lo sguardo di Fiamma si fece di brace. «Come non detto. Siamo alle solite. Te la caverai anche senza il suo aiuto, ti darò una mano io».

Eva si chiese come avrebbe fatto l’amica ad aiutarla, visto che era a sua volta al verde. Lo stipendio che le davano per servire ai tavoli era da fame, e di certo non poteva contare sulla propria famiglia: i genitori di Fiamma si erano sempre disinteressati a lei e, da quando aveva raggiunto la maggiore età, erano addirittura scomparsi dalla sua vita. Fiamma li vedeva solo a Natale.

Eva chiuse gli occhi sforzandosi di non pensare. Aveva la sensazione che il mondo le stesse crollando addosso.

Un’altra volta.

A voi tutti di Not Crime Only Art  buona lettura e lasciatevi sempre trasportare dall’arte in ogni sua forma.

 

Linda Lercari

 

 

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