Nessuna valanga per questa Wally?

ALFREDO CATALANI

LA WALLY
Dramma lirico in quattro atti su libretto di Luigi Illica
dal romanzo La wally dell’avvoltoio di Wilhelmine von Hillern

Personaggi e Interpreti
Wally: Saioa Hernandez
Stromminger: Giovanni Battista Parodi
Afra: Carlotta Vichi
Walter: Serena Gamberoni
Giuseppe Hagenbach: Zoran Todorovich
Vincenzo Gellner: Claudio Sgura
Il Pedone di Schnals: Mattia Denti

Francesco Ivan CIAMPA, direttore
Nicola BERLOFFA, regia

Fabio CHERSTICH, scene
Valeria Donata BETTELLA, costumi
Marco GIUSTI, luci

ORCHESTRA REGIONALE DELL’EMILIA ROMAGNA
CORO DEL TEATRO MUNICIPALE DI PIACENZA
Corrado CASATI, maestro del coro

Coproduzione Fondazione Teatri di Piacenza, Fondazione Teatro Comunale Luciano Pavarotti di Modena
Fondazione I Teatri di Reggio Emilia, Teatro del Giglio di Lucca

NUOVO ALLESTIMENTO

Recensione relativa allo spettacolo di domenica 5 Marzo 2017 presso il Teatro Municipale Valli di Reggio Emilia

 

Io penso che solo un vero melomane, autentico, si sarebbe potuto accomodare nella sua poltroncina foderata di velluto rosso, circondato da ori, stucchi e affreschi ridondanti e trasudanti un’opulenza un po’ rètro, e guardar scender la neve sul palcoscenico, che palcoscenico non era più, ma erta montagna, chalet con tanto di stube, aguzza vetta dal nero crocifisso, orrido crepaccio aperto sul nulla, farsi rapire da tutto questo e uscir felice per quel che ha visto e ascoltato. Così è stato.

Nessuna valanga per Wally, dicevamo. La storia della Wally, fanciulla libera e un po’ selvaggia (come la definisce Gellner), che vive nella valle dell’Hochstoff, vicino al Similaun, la casa di ghiaccio di Oetzi, si conclude, secondo il libretto, sotto una valanga con l’amato Hagenbach, l’amore negato e ritrovato per poco, pochissimo tempo. La regia di Nicola Berloffa ha scelto di far sì che i due amanti scompaiano in rapida successione in una specie di baratro fra i ghiacci, lo stesso in cui il giovane era stato gettato dal rivale nell’atto precedente. Questo si discosta sì dal testo di Illica, ma, al di là di facili interpretazioni in chiave psicoanalitica, ci mette al riparo da ben altro pericolo, di cadere cioè in quel ridicolo sul cui labile confine l’opera lirica spesso rischia di inciampare

Mano felice nella direzione, Francesco Ivan Ciampa, giovane bacchetta (quanti bravi maestri si stanno affacciando alle ribalte!) che riesce a non permettere alla densa partitura (quella sì che poteva diventar una valanga di suoni!) di sommergere e coprire le voci, bellissimi i preludi sinfonici e sorprendente il finale, cesellato.

Voci da dividersi in buone, belle e bellissime, iniziando da una strepitosa Serena Gamberoni nel ruolo en travesti del giovane Walter, voce limpida e cristallina come i suoi grandi occhi, fanciullo prima e amico dolente nell’ultimo atto. C’è una sorta di energia positiva che emana da lei, il nostro Oscar di riferimento, e la aspettiamo in altre prove, in altri personaggi, in cui sicuramente ritroveremo questa sua dote peculiare.

Nel complesso buona la prova del tenore (Todorovich) in un ruolo, specie nell’ultima parte, veramente massacrante; c’è l’acuto, sempre, ma non basta la ricerca di un effetto declamatorio solo a tratti stentoreo per definire un personaggio, forse per sempre segnato da una grande voce del passato, che però là deve rimanere, senza gettar ombre o troppi influssi sul presente.

Il perfido Gellner ha la fisicità imponente del bravissimo Claudio Sgura, bella e vera voce di baritono, accurata gestione dei fiati, veramente un’ottima prova, calato alla perfezione nel personaggio, torvo e ròso dalla gelosia, a cui la regia chiede anche un rapido e ferino amplesso con Wally, (non presente nel libretto), che sancisce il patto di morte con la fanciulla.

E fanciulla non è Sajoa Hernandez, o perlomeno non lo è la sua voce, calda, potente , lirica. E Wally non è ruolo da fanciulla, vocalmente parlando, impegnativo quanto pochi altri; ma la voce riempie gli spazi, accarezza, sfida, ama, ruggisce, piange, tanti i colori accompagnati da ottime doti attoriali. Nessuno di noi l’aveva mai sentita cantare nei nostri teatri e tutti ci siamo chiesti perché…ed è la seconda volta nell’arco di pochi giorni (dopo la Madama Butterfly di Novara).

Brava anche la piccola e bionda Afra, Carlotta Vichi, dalla voce armoniosa, buono il pedone di Schnals (Mattia Denti), a tratti un po’ vuota la voce di Giovanni Battista Parodi nei panni di Stromminger, il padre di Wally.

Belle voci nel coro del Teatro Municipale di Piacenza, presente in buona parte dell’opera.

Nessuna valanga, allora? Una valanga c’è stata, invero, ma di applausi che hanno premiato l’intera compagine, con punte di entusiasmo per Gamberoni, Sgura, Ciampa, ma soprattutto per la bravissima Hernandez, vera scoperta. E su tutti loro al proscenio, sui loro sorrisi, lieve fioccava la neve…

Dalila Cardinali

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