La notte a led.

Per la rubrica “Storie dal mondo”, oggi atterriamo in Francia. Un breve racconto che ho scritto qualche anno fa, spinto dal sempre più incessante proliferare di Sale Slot e Centri Scommesse nelle nostre città. Un tema delicato che deve far riflettere. Buona lettura.


Un freddo inverno a Parigi.
Una giornata come tante, che diventerà una giornata non come tante.
Daniel è uno studente squattrinato che vive alla giornata, la vita da bohemien non gli dispiace ma sogna la grande svolta. I tempi non sono più quelli dei grandi valori che prima o poi vengono riconosciuti e premiati, oggi quello che conta è l’apparire, ed in una grande città l’incubo di essere uno dei tanti, un numero, uno della massa è la più grande preoccupazione.

Deve trovare il modo di emergere, di elevarsi, di diventare uno che conta.
La facoltà di matematica non ti aiuta a portare subito a casa dei soldi ma Daniel li vuole, desidera toccarli e sentire il loro odore ed è per questo che la sua mente ha sviluppato un metodo infallibile per diventare ricco. Molto ricco.
Tutto ha inizio al Cercle Clichy Montmartre, il Casinò di Parigi in Rue de Clichy, a pochi passi dall’appartamento di Daniel.
L’attrazione verso quel luogo era forte, le probabilità di vincita rientravano all’interno delle sue elucubrazioni mentali legate ai calcoli matematici.

Il meccanismo matematico fondato sul calcolo delle probabilità era chiaro e ben collaudato. Bisogna tentare!

Quella porta scorrevole a vetri oscurati si apriva in uno scintillio di luci e colori, il tintinnio dei soldi che scendevano da quelle macchine era una sinfonia celestiale, il suono sordo del rotolare dei dadi sui tappetini verdi rendeva la vista un senso quasi inutile.

 

Entra.

Una cinquantenne avvenente accoglie Daniel all’ingresso, dove viene invitato a posare la borsa in un armadietto chiuso da un bizzarro lucchetto a forma di cornucopia.

Il mondo della fortuna era nella sue mani, davanti a lui un ponte in vetro costruito su un fiume di monetine che scendevano da cascate d’acqua colorata.

Era la scenografia perfetta per accoglierlo in quel mondo di perdizione.

Il volto di Daniel era ormai inebetito e con il sorriso stampato in volto come un bambino alla sua prima gita. Completamente rapito da quel nuovo mondo si muove spiritato tra i tavoli da gioco scrutando personaggi delle più svariate tipologie.

A colpirlo in particolar modo un vecchietto dall’età incomprensibile (dai 90 ai 100). Appoggiato al suo contorto bastone osservava immobile una slot e senza inserire monete continua in modo compulsivo a premere i tasti di quella scintillante macchina.

Uno. Due. Tre. Infinite volte.

Daniel mosso a compassione si avvicina al vecchietto e poggiandogli una mano sulla spalla gli chiede: “Posso aiutarla?”
Il vecchietto: “Si certo, aiutami a far uscire tre alberi”
Daniel: “Come scusi?”
Il Vecchietto: “Si, se escono tre alberi in fila posso finalmente sposare la mia bella Amely, una bellissima ragazza di 30 anni dai capelli corvino e dal corpo mozzafiato”

Daniel imbarazzato dalla risposta si rende conto della solitudine e dei problemi di

quell’uomo così alienato da quel gioco da stare davanti a quella slot per tutto il giorno  e tutta la notte senza mai inserire una moneta.
Passano le ore, il tempo sembra non passare mai in quel luogo, il giorno diventa notte e la notte diventa giorno. Davanti alla vista di quel vecchio uomo, tutto quel mondo di luci e di finte stelle di led, portò Daniel a guardarsi intorno in ogni direzione e a riflettere sul vero valore del danaro, su quanto può rendere felici o infelici, su quanto la vita possa essere una giostra sul quale salire per andare incontro al proprio destino.

Exit.

Fuori da quel luogo tutto sembrò più bello, l’aria era fresca e la mente di Daniel più libera di sognare la grande svolta senza prendere scorciatoie. Il suo metodo infallibile di vincita facile diventò in poche ore solo un vecchio ricordo.

Daniele Piscopo

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