Metropolis di Fritz Lang, capolavoro riscoperto.

Il 2026 è molto vicino e le previsioni futuristiche di Lang non sono poi così lontane dalla realtà. Abbiamo svettanti grattacieli in grandi città dove vivono industriali, manager e ricchi imprenditori, mentre in periferia e in piccoli paesi vivono gli operai, la gente comune. Stessa cosa avviene in Metropolis, città futuristica con immensi grattaceli dove sul più alto vive l’imprenditore-dittatore Joh Fredersen, mentre nel sottosuolo vivono gli operai confinati in un ghetto, luogo dimenticato e ignorato dai ricchi, una rivisitazione in chiave under ground delle nostre periferie. Era il 10 gennaio 1927, e sugli schermi dei cinematograf di Berlino veniva proiettato per la prima volta il flm muto Metropolis (dopo pochi anni, con l’avvento della grande depressione del 1929, questo flm diventerà un forte richiamo alla lotta per il lavoro). La pellicola di Fritz Lang è sicuramente uno dei capolavori della settima arte più rappresentativa dello spirito artistico prodotto nella repubblica di Weimar prima di precipitare nell’incubo nazista. A partire dai titoli di testa e dalle primissime scene si comprende come ci si trovi al cospetto di un maestro del cinema e ad un regista che trae ispirazione dal cinema cinetico-visivo di Vertov (avanguardia russa) riproponendoli sullo schermo, col proprio stile, in un contesto più narrativo.
Il film fu girato con un altissimo budget permettendo la realizzazione di grandiosi effetti speciali:

“Il film costò sette milioni di marchi, in diciassette mesi di lavorazione. Si girarono 620.000 metri di pellicola, furono impiegati otto attori di primo piano, 25.000 uomini, 11.000 donne, 1.100 calvi, 250 bambini, venticinque neri, 3.500 paia di scarpe speciali, cinquanta automobili.”

L’attrice che interpretava il ruolo di Maria, Brigitte Helm, fu costretta da Lang a vestire letteralmente anche i panni del robot, che dalle sue testimonianze riguardante il costume, ci viene descritto talmente scomodo e opprimente da procurarle tagli e abrasioni su tutto il corpo. La pellicola non riscosse grande successo in Germania ma entusiasmò esponenti del partito Nazional Socialista per la forza espressiva e per i contenuti. Con l’ascesa del nazismo, Lang decide di trasferirsi prima a Parigi e successivamente negli Stati Uniti dove il suo flm riscosse un enorme successo tanto da riuscire ad entrare tra i più famosi registi di Hollywood.

“Guardai le strade – le luci abbaglianti e gli edifici imponenti – e fu in quella occasione che concepii Metropolis” 

confessa il regista, a New York nel ’24, per la prima volta in America.

Il flm proiettato sia nelle sale Americane che Europee non era sicuramente l’originale, ma versioni pesantemente ritoccate nel tempo e nel montaggio stesso.
Metropolis si affermò come una delle icone del XX secolo. Il mondo del cinema trasse ispirazione da più di uno dei personaggi della pellicola: come ad esempio Maria e C-3PO (Star Wars). Nel 1984 Giorgio Moroder ha presentato alla Mostra di Venezia una copia girata con il procedimento Rotoscope, aggiungendovi una colonna sonora rock riscuotendo un effetto assai lontano da quella che era la musica originale scritta per il flm.

 La musica da flm non è di serie B. 

Nel 2001, grazie al lavoro della Friedrich Wilhelm Murnau Foundation, l’Unesco riconobbe come patrimonio dell’umanità una versione del flm molto vicina all’originale. Qualche anno dopo negli archivi del Museo del Cine di Buenos Aires vennero ritrovati dei negativi originali creduti scomparsi e dopo una lunga opera di restauro, Metropolis venne proiettato al festival di Berlino nel 2010 in una versione da 154 minuti con colonna sonora eseguita dal vivo dall’orchestra diretta dal M°Gioele Muglialdo:

“E’ stato impegnativo ma anche stimolante riuscire a sincronizzare l’orchestra con il film. La musica deve adattarsi esattamente alle scene e ciò richiede una competenza specifica poichè lo ‘scarto’ anche soltanto di qualche secondo può compromettere la sovrapposizione corretta di suono/immagine; tuttavia, la conoscenza a memoria dell’intero film consente un certo margine di interpretazione di una partitura complessa che rimanda alle orchestrazioni di Mahler e R. Strauss”

La colonna sonora originale è scritta dal compositore Gottfried Huppertz che collabora con Lang in diverse occasioni. Il linguaggio usato evidenzia l’idea leitmotivica wagneriana con forti richiami a Richard Strauss (il “Metropolis-Thema” – e “Das Stadion”- evocano atmosfere proprie della Alpensymphonie e Also sprach Zarathustra) mentre in alcuni momenti, come in “Maschinenhalle – Moloch” e “Der Aufstand der Arbeiter” anticipa i linguaggi di Prokovjev.

La sua colonna sonora costruita come una sinfonia rispecchia il taglio del flm in tre movimenti intitolati ‘Prologo’, ‘Intermezzo’ e ‘Furioso’. La composizione può anche essere associata all’idea di balletto nella sua accezione più classica che scaturisce dalla forte espressività e gestualità mimica che il regista riesce a ottenere dai suoi personaggi.

La musica segue perfettamente le immagini del flm passando dal tema leitmotiv di Metropolis al tema funebre dell’inferno sotterraneo (“Maschinen”), al divertente fox-trot , fno alla musica sacra come quella del ‘dies irae’ gregoriano ripresa dal quinto movimento (“Sogno di una notte di sabba”) della Symphonie Fantastique di Hector Berlioz (“Im Dom”),motivi popolari come quello della Maerseillese citato nella sequenza della distruzione dei macchinari della città sotterranea. Il tema di Maria estremamente melodico fa da contraltare alle vicende tumultuose assumendo anch’esso il carattere di Leitmotiv.

Anne Wilkening, Frank Strobel e Martin Koerberg, sono le persone incaricate dalla Murnau Stiftung di Wiesbaden ad effettuare il restauro del flm dopo il rinvenimento presso il Museo del Cinema a Buenos Aires nel 2008 di ben 25 minuti di pellicola ritenuti perduti. I restauratori hanno evidenziato l’ importanza della scrittura originale della colonna sonora composta quale parte integrante della sua concezione visiva e architettonica. Ovviamente anche la colonna sonora subì dei tagli nelle varie versioni amputate che circolarono nelle sale cinematografche dopo la prima proiezione del 1927. Gottfried Huppertz, (compose anche la colonna sonora del precedente flm di Lang I Nibelunghi 1924), durante la scrittura della partitura lavora a stretto contatto con Lang e con gli attori in modo da creare la sinergia giusta per lo sviluppo della musica adeguata. Studia attentamente le varie scene, le durate, i vari frammenti della pellicola aiutato anche da Thea von Harbou, autrice della sceneggiatura. Il materiale musicale su cui si è lavorato al restauro è costituito da un estratto del testo originale della partitura e due ulteriori strumentazioni, per orchestra da cabaret e per orchestra sinfonica. I lunghi lavori di restauro hanno portato ad una prima proiezione del flm in tempi moderni a Berlino nel febbraio 2010 associata alla contemporanea esecuzione dal vivo della imponente partitura composta da Gottfried Huppertz e diretta dal Maestro Frank Strobel alla guida del Rundfunk-Sinfonieorchester Berlin, ha poi fatto seguito una prima italiana, il 2 luglio 2010 a Bologna nel quadro delle manifestazioni del Festival ‘Il cinema ritrovato’, dove la proiezione del flm è stata accompagnata dal soundtrack eseguito dal vivo dall’Orchestra del Teatro Comunale. Una seconda esecuzione in Italia ha avuto luogo il 5 giugno 2011 per la stagione dell’Orchestra Filarmonica della Scala a Milano..

Il grande interesse suscitato dalla riesumazione del flm ha portato alla pubblicazione di una edizione DVD della versione originale ricostruita integrata alla colonna sonora eseguita, come nella prima berlinese. Gli stessi artisti frmano anche la registrazione discografca della composizione di Gottfried Huppertz pubblicata recentemente dalla Casa discografca Capriccio.

La trama scena per scena.

La sceneggiatura si anima nel 2026 in una megalopoli dal nome Metropolis .

Nelle prime inquadrature veniamo immediatamente catapultati nel mondo delle macchine in un turbinio di ingranaggi e movimenti che danno vita al processo alienatorio di marxiana memoria. Macchine.jpgUn orologio che segna solo 10 ore è il simbolo del lavoro continuo e incessante.Il cambio turno è descritto con una lunga fla di operai che danno il cambio alle forze nuove, gruppi di persone private da ogni pensiero, che muovendosi all’unisono marciano verso il posto di lavoro attraversando nel sottosuolo lunghi cunicoli.
Una didascalia interrompe il flmato portandoci inizialmente in uno stadio dove si allenano atleti per la staffetta e successivamente all’esterno in un giardino surreale dove donne manichino sfoggiano abiti e acconciature che ricordano vagamente mode settecentesche interpretate da una visione bucolica e fantasiosa. Protagonista in questa visione paradisiaca è Freder, giovane ragazzo intento a rincorrere una giovane intorno a una fontana, scena di mitologica memoria interrotta dall’apparizione di una dolce ragazza del popolo (Maria) insieme a un gruppo di bambini anche loro visibilmente di basso rango. Freder viene folgorato da quella apparizione e toccandosi il cuore ripensa intensamente a quello che è accaduto. Una didascalia ci informa che Freder è il fglio del padrone di Metropolis Joh Fredersen. Freder decide di cercare Maria, così si addentra nel sottosuolo scoprendo per la prima volta quel luogo dominato dalle macchine. Il lavoro degli operai è coreografato, ogni movimento è studiato per dare meccanicità alla scena, l’uomo non è un persona ma un semplice mariaingranaggio che se salta anche un solo piccolo movimento tutto si distrugge. Freder assiste proprio ad un salto di ingranaggio dovuto alla stanchezza di un operaio, che viene interpretata dalla visione del regista come una scena tragica, tanto da farci vivere come in una visione il sacrifcio degli “schiavi”operai che vengono inghiottiti da una “macchina totem” come prezzo da pagare per l’incidente. Freder impaurito scappa verso una vettura bianca e ordina all’autista di portarlo da suo padre nella nuova torre di Babele. Attraversando una fantastica città del futuro giunge da suo padre il quale racconta della sua esperienza nel mondo delle macchine, il ragazzo appare turbato e costernato dalle risposte del padre che in quel momento licenzia un suo fdato per non averlo informato di alcuni piani tramati dagli operai. Joh, insospettito dai comportamenti di suo fglio arruola una spia per pedinarlo.
Freder ritorna nel sottosuolo e decide di scambiare la propria identità con quella di un operaio che a sua volta scambiato gli abiti esce dal sottosuolo e si lascia travolgere dalle perversioni che la città può offrire. Nel mezzo della città vive l’inventore Rotwang che mostra al padrone la sua invenzione, un robot in grado di rispondere ai suoi comandi, lo stesso scopre che alcune mappe trovate negli abiti degli operai sono da ricondurre ad una antica catacomba situata al di sotto del livello delle macchine. Freder dopo 10 ore di duro molochlavoro presso una “macchina- orologio” dalle pesanti lancette, seguendo un gruppo di operai si ritrova nelle catacombe dove come una visione appare Maria che venerata come una divinità racconta loro la storia biblica della torre di Babele. Come un flm nel flm viene narrata la storia della torre di Babele. Joh e Rotwang scoprono il nascondiglio nelle catacombe dove vedono Freder e Maria confabulare amorevolmente. Rotwang insegue Maria nella buia catacomba e usa una torcia come arma. Intermezzo. Sia apre con Freder in una cattedrale intento a pregare, seguono pagine bibliche sull’apocalisse. Freder è pedinato dalla spia mandata da suo padre, intanto camminando sente provenire da una casa la voce di Maria in pericolo, attraverso un gioco di porte che si aprono e chiudono riesce ad entrare nella casa. Intanto nel laboratorio del dottor Rotwang avviene la clonazione della mente e del corpo di Maria alla sua creazione Robot. Ultimata la trasformazione Maria(robot) viene scoperta da Freder tra le braccia di suo padre, cadendo nello sconforto più totale. Si apre una sequenza allegorica sull’apocalisse dove si vede Maria-robot intrattenerevolti un pubblico di giovani eccitati dalla visione provocante della donna. La scena si chiude con la figura allegorica della morte che falcia. Fine Intermezzo. Maria da profeta della pace diviene profeta della guerra, Il robot dalle sembianze di Maria comandato da Rotwang istiga gli operai alla ribellione che si dirigono verso le macchine intenzionati a distruggerle.Una folla di migliaia di operai capitanati da Maria-robot si dirigono verso il cuore della macchina e distruggono il meccanismo che permetteva alla città di sopravvivere. La città bassa viene completamente invasa dall’acqua e mentre gli operai festeggiano la riuscita della ribellione i loro figli vengono travolti. La vera Maria e Freder riescono a portare i bambini in salvo prima che la città bassa venga completamente invasa dalle onde. Gli operai capiscono che Maria(Robot) li ha plagiati e quindi vanno alla ricerca della strega che come ricompensa verrà messa al rogo. Freder crede che al rogo ci sia la vera Maria, ma dopo poco le fiamme svelano il vero volto del robot. Freder inizia una lunga lotta a corpo libero con Rotwang che intanto ha inseguito la vera Maria sul tetto di una cattedrale gotica. Dopo una lunga colluttazione lo scienziato precipita dalla cattedrale.

La scena fnale si conclude con la stretta di mano tra il capo degli operai e il padrone della città mediati da Freder.

scena-metropolis

“The mediator between head and hands must be the heart.”

“Fra il vecchio e il nuovo mondo ce n’è un terzo, l’Asia, a cui lo spirito tedesco deve molto, Schopenhauer a Nietzsche e Hermann Hesse, passando per Wagner naturalmente. Freder non è altro che l’incarnazione di Sìddharta. Il principe indiano chiuso nel lusso e negli agi della reggia paterna, un giorno scorge un mercante e improvvisamente si specchia nella realtà del dolore, nell’umanità: qui la sua trasformazione nel Buddha. È un conturbante vento di Sud-Est, portato nel film anche dalla breve ma abbacinante narrazione della leggenda della Torre di Babele. Certo Rotwang assomiglia molto al gobbo Quasimodo in Notre-Dame de Paris di Victor Hugo, come Maria sembra una nuova Esmeralda. Lang accosta le forme nette di una città del futuro all’architettura dell’universo gotico. Lo scienziato è diviso fra due componenti, il volto che fu di Mabuse separa la sua mano sinistra, di carne e ossa, dalla destra, che è un arto meccanico.”[da S. Socci, Fr/tz Lang, Milano, II Castoro, 1995]

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