Aspettando l'alta marea.

La scrittrice pluripremiata Linda Lercari ci dona uno dei suoi racconti più emozionanti. Per la rubrica storie dal mondo, questa volta non inteso come luogo, ma come punto di vista di un narratore speciale. La prospettiva è dal basso verso l’alto, in un susseguirsi di tenere attenzioni che solo un vero amico può darci. Buona lettura!

I ciottoli cominciano a essere un po’ fastidiosi. Siamo seduti da parecchio tempo. Chiudo gli occhi e assaporo il gusto del sale attraverso le narici. Il sapore attraversa il naso e scivola sulla lingua, spalanco le fauci per degustarlo meglio e Federico si volta verso di me e sorride interpretando la mia smorfia come uno sbadiglio. Tende la grossa mano e mi accarezza la testa, è sempre affettuoso, soprattutto in momenti come questo,

Sei stanco Poldo? Ancora un po’, resisti, poi andiamo a casa.

Gli sorrido e abbaio festosamente, scodinzolo sapendo che gli fa piacere e intanto mi alzo per sgranchirmi le zampe. Davanti a noi mare e solo mare, dietro e sotto di noi solo questi sassi duri e scomodi. Trotterello in giro annusando qua e là alla ricerca di qualcosa di nuovo, qualcosa che non sia il ricordo di lei, ma è inutile.

Qui tutto ha il suo odore, il suo aroma. Persino il cielo azzurro e crudele ha la stessa tonalità dei suoi occhi e le pietre sono bianche come i suoi denti quando rideva e la sua risata è stata la magia che ha fatto innamorare Federico.

Lo osservo da una certa distanza, non si è alzato, resta ancora a guardare l’orizzonte. Percepisco la sua voglia di accendersi una sigaretta, di fumare per scacciare la tristezza, per tenere occupate le mani e buttare nei polmoni un po’ di nicotina che stordisca la salsedine e il rimpianto.

Le mani corrono al pacchetto, ma si ferma, sospira. Non è ancora il momento. Si rimette quieto in attesa. Uno strazio che vorrei risparmiargli, ma non ho tanto potere: l’amicizia non è mai forte quanto l’amore.

Le zanne stringono un pezzo di legno roso dal sale, lo porto al suo fianco e glielo porgo. Giocare lo ha sempre distratto, provo quest’ultima carta. Il Sole sta cominciando a declinare, ma deve passare ancora del tempo, troppo.

Lui accenna appena un lancio, ma è debole e non faccio che un breve scatto per riuscire a riprenderlo. Tentativo fallito. Devo pensare a qualcos’altro, ma cosa?

Che sciocco sono stato! Lanciarmi oggetti era uno dei giochi da lei favoriti. Stupido, mille volte stupido, non ho fatto che acuire il dolore del mio amico.

Gli occhi umidi rivelano che sta pensando a quando mi gettavo nell’acqua gelida e con foga, spruzzando mille e mille schizzi come diamanti di sale e gioia, prendevo al volo una pallina di gomma che lei lanciava con quelle braccia d’avorio con una grazia non di questo mondo. Piccoli rami galleggianti, sfere di plastica vuote, tutto ciò che poteva essere sicura io riuscissi a riprendere senza rischiare di avventurarmi sul fondo di quelle acque insidiose e misteriose.

Federico aveva sempre amato La Piccola Costa dei Pirati nonostante fosse un luogo pieno di pericoli per via dell’alta marea e degli scogli affioranti, Buche profonde potevano intrappolare i bagnanti e le alghe catturare caviglie di nuotatori inesperti. In pochi venivano volentieri alla Piccola Costa, ma Federico amava sedersi a riva e scrivere poesie o giocare con me, eravamo io e lui, lui e io, sino a che un giorno non apparve lei.

Lei con la risata ammaliante, coi lunghi capelli di morbido bisso e un volto come quelle statue pallide che Federico amava farmi vedere durante le passeggiate nei parchi archeologici.

Uno sguardo appena, poche parole, vinto lo stupore iniziale non v’era stato che amore nonostante io avessi abbaiato forte tutto il mio disappunto fiutando un pericolo nuovo, una minaccia contro la quale non v’è che una sola salvezza: la fuga.

Giorni e giorni passati incontrandosi alla Piccola Costa, dividendo il cibo portato dal mio povero amico innamorato e parlando di tutto ciò che il Mondo custodisce e mostra, nasconde e conserva. Era bello vederli così affiatati e uniti, ma sapevo che non sarebbe mai potuto durare. E’ vero “sono solo un cane” come dicono gli amici del mio padrone, ma so molte cose, imparo in fretta e, soprattutto, conosco segreti che la Natura rivela solo a chi, come me, vive ancora d’istinti e non si è inchinato al volere della Macchina.

Faccio ancora una breve corsetta. Il Sole sta finalmente decidendo di tramontare e la marea si alzerà. Forse oggi saremo fortunati e lei verrà a salutarci, a dare al mio sconsolato padrone un altro bacio come quello che lo ha incatenato per sempre alle sue labbra del colore del corallo.

Gli appuntamenti sono sempre stati nel momento in cui l’astro del giorno si inchina in un amplesso silenzioso con l’orizzonte di acqua e vapore, il Raggio Verde del loro primo incontro, lo stesso ogni volta, Verde come la speranza dicono gli esseri umani. Abbaio e saltello bagnandomi appena le zampe, dobbiamo tornare a casa prima che il buio ci colga ancora in riva a questo spietato mare.

Federico vorrebbe piangere, lo percepisco, e gli lecco una mano. Coraggio, stasera potremmo leggere un buon libro insieme. Io ascolterò tutte le parole che farai uscire dalle pagine e tu parlerai come se non ci fossi solo io, ma anche lei.

Quante volte ha portato un romanzo e lei, avida di novità, ha ascoltato quasi trattenendo il respiro. Storie fantastiche, avventure, poesie. L’hai affascinata, ma non hai potuto trattenerla a te, era impossibile.

Infine Federico si alza, mi rimette il guinzaglio e si asciuga il viso col dorso della manica, uno sbuffo dalla sigaretta appena accesa gli esce dalle labbra.

Andiamo a casa.

Mentre ci allontaniamo in silenzio il mio udito raffinato riesce a distinguere, oltre al rumore dei nostri stessi passi sui sassi malfermi, un lieve “splash” alle nostre spalle, in lontananza.

Mi giro appena e scorgo pochi cerchi nell’acqua. Troppo pochi. Un pesce, forse, di dimensioni modeste, non certo lei i cui tuffi erano una gioia per gli occhi, uno spettacolo unico. Una coda così grande e bella che ogni piroetta era come vedere una farfalla danzare.

Federico non ha udito nulla, meglio così, meglio non alimentare false speranze. Ormai vicini alla strada principale cerco di trotterellare allegramente, di distrarlo. Finalmente sorride. Se solo quel giorno avesse potuto capire il mio linguaggio: mai innamorarsi di una Sirena.

Linda Lercari

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